Archivio annuale 2019

DiArch. Gabriele Passafiume

Arredare casa in stile industriale: la guida

La saturazione edilizia è un problema che contraddistingue il particolare periodo storico che stiamo vivendo. Questo ha portato alla tendenza sempre più diffusa di recuperare costruzioni o spazi esistenti per limitare lo sfruttamento di suolo. In quest’ottica lo stile di arredamento che più di tutti si avvicina a questa concezione è quello industriale.

L’industrial style nasce a New York intorno agli anni ’50. La guerra aveva cambiato radicalmente le prospettive economiche e per questo c’era l’esigenza di trovare abitazioni a basso costo. La soluzione più immediata era il recupero e il riuso di spazi dismessi che in precedenza erano utilizzati per ospitare uffici o industrie.

Appartamento in vecchio edificio industriale
Appartamento in vecchio edificio industriale – Foto by Arredamento

La notorietà datagli dai film e dalle serie tv americane rese lo stile industriale celebre prima anche in tutte le altre metropoli americane e successivamente anche in Europa, in particolare a Londra e Berlino.

Un ruolo importante per la sua diffusione lo ebbe anche l’affermarsi della Pop Art che aveva in Andy Warhol il suo esponente principale. La sua Factory in rigoroso stile industrial era destinata a diventare un luogo di ritrovo iconico e strategico per gli artisti del tempo.

Andy Warhol - Factory
Un ritratto di Andy Warhol nella sua Factory, 1965 – Foto di Jon Naar

Da quel momento, migliaia di vecchi depositi e magazzini sono stati recuperati e utilizzati come abitazioni.

La rivisitazione in chiave moderna: l’industrial chic

Questi ambienti, caratterizzati da grandi open space, ampie vetrate, impianti a vista e materiali non rifiniti sono però spesso difficili da replicare in un appartamento italiano.
Data l’impossibilità in alcuni casi di imitare fino in fondo lo stile americano è sorto un nuovo filone industriale che prende il nome di industrial chic. Una versione meno estrema di quella originale, una via di mezzo tra lo stile urbano americano e il nostro contemporaneo, che utilizza materiali più eleganti come il parquet e contestualmente rende essenziale un buon progetto illuminotecnico, vista la mancanza delle grandi vetrate tipiche della Grande Mela che comporta a sua volta una riduzione della quantità di luce naturale.

Cabina armadio industrial chic, molto vicina al look contemporaneo – Foto by Boca do lobo

Vediamo adesso nel dettaglio quali sono i principi che caratterizzano un appartamento in stile industriale.

Il loft

Sono gli ambienti che incarnano alla perfezione questa tendenza di arredo.
Gli open space sono ispirati alle vecchie fabbriche che contenevano grossi macchinari e che per questo avevano bisogno della pianta aperta e dell’assenza di partizioni interne.

Cucina industriale
Cucina industriale modello LOFT di Marchi cucine

Sono capaci di creare sensazioni di ampio respiro e luminosità nonostante l’utilizzo di materiali dai toni freddi e danno una grande libertà di posizionare le varie parti della casa, divise solo con pareti mobili o arredi, senza muri.

Loft industriale
Soppalco in un loft in stile industriale, progetto di Diego Revollo Arquitetura – Foto di Alain Brugier

I classici loft newyorkesi solitamente sono caratterizzati da altezze notevoli e dalla presenza di soppalchi ai quali si accede con scale in ferro.

Struttura e impianti a vista

La cosa che più caratterizza lo stile industriale è lo scheletro esposto dell’infrastruttura della casa. Questo vuol dire spazi ampi, mattoni, tubature e travi a vista, pilastri in cemento armato o colonnine in ghisa, soffitti molto alti. In base al tipo di casa che avete, pensate a queste scelte strutturali se dovete fare dei lavori e desiderate la vostra casa in stile industriale.

Impianto elettrico a vista – Foto by Ferroluce

Gli elementi architettonici sono lasciati al grezzo in maniera tale da far apparire l’insieme come incompiuto. Le imperfezioni e la vera natura dei materiali utilizzati dovrebbero essere enfatizzati invece che coperti e l’ornamento dovrebbe essere ridotto al minimo.

Soggiorno industrial con mattoni e travi a vista
Un soggiorno industrial con mattoni e travi a vista – Foto by Interiorbe

Ricorda, lo stile industriale non nasconde, mostra!

Colori freddi e scuri

I colori in questo stile tendono a essere sulle sfumature del grigio o colori naturali non rifiniti.
Il grigio, protagonista indiscusso, può essere unito anche col beige, il bianco e il nero. Se volete portare un po’ di colore a contrasto potete sempre farlo con un pezzo di arredamento fuori dalla gamma di colori dominanti (come il famoso divano rosso della Factory di Andy Warhol).

Colore nello stile industriale
Il colore nello stile industrial non è bandito, purché usato con parsimonia – Foto by B&B Italia
Appartamento in stile industriale
Appartamento in stile industriale by Oleksii Komarov

L’effetto cemento e l’effetto ruggine sono perfetti per ricreare quella sensazione di vissuto propria delle vecchie fabbriche in disuso.

Ampie finestre e luce naturale

Abbiamo già anticipato l’importanza della luce naturale in un ambiente in stile industriale. Se si ha la fortuna di avere le grandi finestre originali di una fabbrica la luce naturale permetterà di bilanciare e valorizzare i toni scuri e gli arredi dal carattere duro.

Ampie finestre tipiche dello stile industrial – Foto by Ibrahim Ethem Kisacik

Se invece avete delle finestre normali concentratevi allora sulla luce artificiale e quindi sull’inserimento di lampade e lampadari, perfetti sono anche i fari, nei diversi punti strategici così da assicurarvi il giusto grado di chiarore. Ricordate inoltre di lasciarle libere da qualsiasi tipo di tenda, devono rimanere semplici.

Materiali: metallo e cemento i protagonisti assoluti

Il metallo e il cemento sono i protagonisti, quindi se vuoi ricreare le sensazioni dei loft americani evidenzia questi elementi! Se hai scale di ferro o scaffalature industriali non coprirle, se invece non hai molti elementi metallici, puoi introdurli tramite gli accessori.

Rivestimenti industrial
Rivestimenti in metallo ed effetto cemento – Foto by Pianeta design

Il cemento invece è un materiale che sebbene venga definito grezzo regala fascino e dinamicità nelle sue suggestive sfumature. Travi a vista così come le pareti con mattoni a vista non potranno mancare a donare un tocco di carattere. Altri materiali assolutamente adatti per lo stile industriale sono il legno, perfetto per spezzare la continuità bilanciando così i toni freddi, e il vetro che può benissimo adattarsi alla perfezione con qualsiasi altro materiale.

Pavimenti continui

Anche i pavimenti devono richiamare locali industriali, quindi al bando moquette o le classiche piastrelle. L’ideale sarebbe il già citato cemento, il legno lasciato grezzo o in alternativa si può usare la resina in maniera tale da non avere fughe e donare un aspetto liscio e continuo.

Living room industriale
Ampie vetrate e pavimento continuo in questo moderno living room – Project by Javier Wainstein

I tappeti si possono aggiungere, bisogna solamente avere l’accortezza di scegliere colori sobri in accordo con lo stile della casa.

Parole d’ordine dello stile industriale: riuso e riciclo!

Il riciclo ed il recupero di vecchi oggetti ormai in disuso è alla base della concezione industriale. Ad esempio potremmo utilizzare tubature per realizzare supporti per mensole o tavoli, piani in ferro o acciaio, ed ancora a plafoniere o lanterne per direzionare la luce.

Arredo vintage
Arredo vintage – Foto by Interiorbe
Libreria modulare in stile industriale
Libreria formata da tubolari e mensole in legno – Foto by La Casa Moderna

Elementi vintage come panche o bauli possono aggiungere un tocco di calore a un look altrimenti molto rigido e scuro.

Immagine copertina by Astra

DiArch. Gabriele Passafiume

Rivestimenti in resina per interni: vantaggi, tipologie e consigli

I rivestimenti in resina costituiscono una soluzione d’arredo ottimale nelle ristrutturazioni dell’edilizia contemporanea.
La resina nell’architettura d’interni è sinonimo di qualità ed eleganza e rappresenta una risorsa progettuale ed estetica dalle potenzialità infinite. Per questo motivo noi architetti la usiamo sempre più spesso per soddisfare i clienti più esigenti.

Posa in opera resina pavimento
Posa in opera resina per pavimenti – Photo credit: Permac

Cosa si intende per resina

Un tempo si usava la resina vegetale, estratta da piante o alberi, utilizzata come collante per altri materiali o come protezione dall’acqua.
Oggi invece si adoperano resine sintetiche, ottenute attraverso processi chimici industriali, utilizzate più che altro per ragioni estetiche.

Pavimento in resina
Pavimento residenziale in resina – Photo credit: IdeaCasa

È un materiale molto gettonato per il rivestimento di molte superfici poiché riesce a riprodurre l’aspetto di diversi materiali anche molto diversi tra di loro. Si può utilizzare infatti al posto del cemento qualora si voglia realizzare un pavimento in stile industriale o al posto del marmo nel caso di un top per la cucina. O ancora può replicare metalli, pietre e tantissimi altri materiali.

Avendo uno spessore ridotto (dai 2 ai 3 mm) può essere applicata anche su rivestimenti preesistenti, ad esempio il parquet, limitando i costosi interventi per rimuovere la vecchia pavimentazione.
Inoltre grazie all’assenza di fughe, dona ai pavimenti, pareti e superfici un effetto perfettamente uniforme.

Perché scegliere rivestimenti in resina? Scopriamo i vantaggi

Pulizia e igiene

La superficie rivestita con resina risulta monolitica, quindi impermeabile e idrorepellente, senza fughe e senza giunti. Questo la rende facile da pulire rispetto altri tipi di superficie. Ideale contro muffe, umidità, agenti batterici, macchie e aloni garantendo una perfetta igiene.
Le resine inoltre sono inodori e prive di sostanze tossiche (possono tranquillamente entrare in contatto con alimenti).

Pavimento in resina per living
Pavimento in resina per living in stile moderno – Photo credit: ApuliaSposi

Resistenza

Materiale durevole, garantisce grande resistenza meccanica alle sostanze chimiche e all’usura, così come alle variazioni di temperatura e all’abrasione. Particolarmente resistente anche ai carichi, qualità fondamentale nel caso venga usata per rivestire una pavimentazione.

Personalizzazione

Estremamente versatile, dà la possibilità di scegliere tra un’infinità di colori, finiture e tipi di lavorazione.
Ogni rivestimento è unico ed è in grado di rispecchiare fedelmente i gusti del committente.

Estetica

Con la resina è possibile realizzare soluzioni che senza soluzioni di continuità tra superfici diverse: pavimenti, pareti, scale etc. Questo dona eleganza e una qualità estetica unica.

Parete e pavimento bagno in resina
Rivestimenti in resina per bagno. Photo credit: ri Fai da te

Tipologie di resine

In commercio esistono differenti tipi di resina per rivestimenti, ognuna specifica per un particolare uso. Tra le varie tipologie di resina, le più comuni sono le seguenti:

  • Epossidica
  • Acrilica
  • Poliestere

La scelta della resina più adatta alle proprie esigenze, dipende dalla destinazione d’uso e dalla resa estetiche che si desidera ottenere.

Resina acrilica colorata
Tavolo in resina acrilica colorata – Photo credit: Mario Gena Design
Resina poliestere
Resina poliestere – Photo credit: Mario Gena Design
Pavimento in resina epossidica
Pavimento in resina epossidica – Photo credit: Mario Gena Design

Impieghi della resina

Essendo molto versatile la resina può avere moltissimi impieghi, dalla cucina ai complementi di arredo, dai rivestimenti per tavoli ai bagni ai rivestimenti per scale o piscine. Ce n’è davvero per tutti i gusti!

Tavolo in resina
Tavolo realizzato con resina epossidica. Il contrasto tra lo stile antico del legno e quello moderno della resina risulta molto accattivante. Photo credit: Shiroka Mihohei
Pavimento e top cucina in resina
Pavimento e top cucina realizzati in resina – Photo credit: ArreCasa

Manutenzione

La resina è un materiale altamente resistente ma non esente da danneggiamento o deterioramento.
L’invecchiamento è generalmente causato da graffi, abrasioni, cadute accidentali di oggetti e questi segni del tempo risulteranno più evidenti su pavimenti cromaticamente uniformi e lucidi, dove anche la minima imperfezione tende a risaltare.

Di positivo c’è che la riparazione di una realizzazione in resina può essere fatta in tempi brevi non richiedendo dei costi eccessivi. Qualora ci fossero dei segni di danneggiamento è possibile intervenire sulla fessurazione, riparando la superficie riapplicando la stessa tipologia di resina usata in origine a prescindere dalla sua finitura.

Le resine non richiedono prodotti particolari per la loro pulizia in quanto, essendo impermeabili, non assorbono agenti esterni e facilitano la pulizia della superficie.

DiArch. Christian Ruisi

4 passaggi per stampare un oggetto in 3D

Vuoi sapere tutte le fasi che portano dall’idea di un’oggetto fino alla sua realizzazione? Ecco, vi spiegheremo i 4 passaggi fondamentali della stampa 3D.

  • FASE 1: Il primo passo da fare sarà quello di realizzare il modello tridimensionale dell’oggetto che vogliamo successivamente stampare. Esistono diversi software utili a questo scopo, sia gratuiti che in commercio. Ne elencheremo alcuni:
GRATUITI
Blender
SketchUp
123D Design
TinkerCAD
FreeCAD
IN COMMERCIO
AutoCAD
Fusione 360
Rhinoceros
3D Studio Max
Maya
  • FASE 2:  Una volta realizzato il modello 3D bisognerà esportare il file nel formato STL, acronimo di STereo Lithography. Questo formato contiene tutti i dati di natura geometrica necessari per la stampa 3D.
  • FASE 3: Facendo doppio click sul file .stl col tasto sinistro del mouse il file verrà aperto da un software di SLICING. Questi software andranno a rielaborare il file appena caricato e creeranno l’oggetto attraverso la successione di diversi strati orizzontali (layer), infatti, slicing in inglese vuol dire “affettare”. Inoltre all’interno di questo software sarà possibile gestire tutti i parametri della stampante (spessore strato, calore del letto di stampa, calore dell’estrusore ecc.). Una volta settati i vari parametri si dovrà salvare il file e il programma automaticamente andrà a creare un file in formato gcode. Esistono diversi software di slicing:
IN COMMERCIO
Simplify3D
Netfabb
FREE
Cura
Slic3r
IdeaMaker
  • FASE 4: Il file in formato .gcode si dovrà scaricare in una microSD e quest’ultima verrà inserita nella stampante 3D e una volta che si andrà a selezionare il file la stampa prenderà avvio. Ora non dovrete far altro che attendere la fine della stampa.

DiDario Di Bella

Lo stadio firmato da Zaha Hadid che ospiterà i prossimi Mondiali di calcio

È stato già inaugurato in Qatar uno degli stadi più rappresentativi dei prossimi Mondiali di calcio FIFA che si svolgeranno nel 2022. Il progetto per l’Al Janoub Stadium è iniziato nel 2013 ad opera dello studio Zaha Hadid Architects. Noto anche come Al Wakrah, dal nome della cittadina che lo ospita, lo stadio, dista soli 15Km dalla capitale Doha, ed è in grado di ospitare fino a 40.000 spettatori. Tuttavia, il progetto prevede che, al termine dei Mondiali, la capienza verrà dimezzata, permettendo a parte della struttura di essere quindi smontata e rimontata in un nuovo sito che necessiti di tali attrezzature.

Anche se la prossima Coppa del Mondo verrà disputata tra i mesi di novembre e dicembre, lo stadio è comunque in grado di poter ospitare eventi sportivi anche nei caldi mesi estivi. Infatti, grazie alla particolare struttura del tetto richiudibile, e ad un sistema di condizionamento dell’aria che sfrutta l’accumulo di energia solare, è possibile garantire il giusto comfort sia ai giocatori che agli spettatori.

Al Janoub Stadium - Zaha Hadid
Vista notturna dello stadio – Immagine by SC

Il design dello stadio trae ispirazione dalle tradizionali barche a vela dhow tipiche delle coste della penisola arabica. In particolare, la geometria della copertura ricorda una di queste imbarcazioni rovesciate, così come la sua struttura di sostegno, che trae spunto dalle strutture interne degli scafi. Anche dalle facciate è possibile notare la stessa ispirazione, infatti, con la loro particolare inclinazione e rastremazione in alzato, ricordano le vele delle dhow.

Per il rivestimento degli esterni sono stati scelti deliberatamente una gamma limitata di materiali e di colori. Questi ultimi si sposano perfettamente con le forme geometriche della pelle esterna, e ne rafforzano l’articolazione. Il tetto e il sistema strutturale sono di colore bianco o bianco sporco, con una finitura superficiale lucida che ricorda le conchiglie marine, e riesce a sottolinearne le pieghe, che aggiungono consistenza all’involucro dell’intera costruzione. Le gronde in rilievo e i telai stilizzati delle facciate vetrate, sono invece di color bronzo metallizzato, aggiungendo un senso di ricchezza e profondità all’intero disegno. Inoltre, la scelta di una finitura metallica bronzata per queste superfici lavorate, rende omaggio alle tradizioni e all’arte dell’artigianato islamico.

DiArch. Christian Ruisi

I benefici delle piante in casa

Negli ultimi anni la questione ambientale ha avuto un ruolo sempre più pressante nella nostra società. Infatti i danni causati dall’inquinamento, si riflettono sia sulla salute del pianeta che in quella umana.

Nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, iniziando proprio da casa nostra.

Le piante svolgono un ruolo fondamentale all’interno dei diversi ambienti domestici, infatti, grazie alle diverse colorazioni, caratteristiche fisiche e proprietà possono creare diversi benefici, quali:

  • Migliorare la qualità dell’aria.
  • Creare effetti cromatici che ravvivano gli ambienti.
  • Migliorare il nostro equilibro psico-fisico.

Non ci resta che introdurre la natura all’interno delle nostre case. Dobbiamo riappropriarci di quel legame Uomo-Natura esistente da millenni.

Le piante per purificare l’aria di casa

All’interno dei nostri appartamenti ci sono degli elementi inquinanti che vengono rilasciati dai mobili, vernici, materiali da costruzione, colle, detersivi ecc..

I principali inquinanti presenti nei nostri appartamenti sono:

  • Formaldeide
  • Benzene
  • Tricloroetilene
  • Xilene
  • Toluene

Queste pericolose sostanze organiche volatili vengono neutralizzate dagli enzimi metilotrofi delle piante.

Le piante valorizzano l’ambiente domestico

Per molti potrà sembrare una sciocchezza, ma le piante costituiscono quel qualcosa in più che permette di trasformare considerevolmente l’immagine che abbiamo di un ambiente.

Le piante, con le loro tonalità e sfumature, ravvivano gli ambienti della casa creando contrasti netti con gli arredi, con le tinte delle pareti e con i pavimenti.

Come potete vedere nell’immagine sottostante la presenza/assenza di piante ci fanno avvertire diversamente l’ambiente stesso.

“clima house” senza vegetazione – Progetto dell’Arch. Ruisi
“clima house ” con vegetazione – Progetto dell’Arch. Ruisi

Le piante aiutano il nostro equilibrio psico-fisico

Le piante o per meglio dire i loro colori influenzano il nostro equilibrio psico-fisico. L’importanza dei colori sulla psiche è stata studiata da molti psicologici, sociologi e artisti che hanno attributo ai colori diversi significati.

Nella nostra epoca il significato universale attribuito al verde è la sensazione di benessere e l’aumento di concentrazione.

Le piante da appartamento

Le piante presenti in questo elenco sono molto resistenti e richiedono poca cura per crescere sane e forti. Richiedono ambienti molto luminosi e non gradiscono particolarmente l’esposizione diretta del sole. Così come tutti gli altri tipi di piante è consigliabile annaffiarle quando il terreno è asciutto, in modo da non far ristagnare l’acqua e fare marcire le radici.

I valori di assorbimento delle sostanze inquinanti, presenti all’interno delle nostre case, varia a seconda del tipo pianta. Tutte svolgono egregiamente il compito per le quali sono state scelte.

DiDario Di Bella

Il premio EU Mies Award 2019 va in Francia

Lo scorso 7 maggio al Padiglione di Barcellona è stato assegnato il premio EU Mies Award 2019, assegnato su base biennale dalla Commissione Europea congiuntamente alla Fundació Mies van der Rohe. Per questo prestigioso riconoscimento per l’architettura contemporanea, quest’anno concorrevano 383 progetti da 38 differenti Paesi europei. Il progetto vincitore, rientrante nella categoria dell’edilizia collettiva, è “Transformation of 530 dwellings – Grand Parc Bordeaux degli studi Lacaton & Vassal architectes, Frédéric Druot Architecture e Christophe Hutin Architecture, e consiste nella trasformazione di 3 costruzioni in linea risalenti ai primi anni ’60, che si sviluppano su 16 piani, per un totale di 530 appartamenti.

L’intervento ha reso possibile un radicale miglioramento delle condizioni di abitabilità degli appartamenti esistenti. Di fatto è stata aggiunta superficie agli edifici esistenti senza obbligare al contempo gli inquilini a sgomberare gli appartamenti. Gli architetti, similmente a come avevano già operato per l’edificio “Bois Le Prêtre” a Parigi, hanno progettato una struttura prefabbricata di solai e pilastri da apporre sull’involucro esterno dell’edificio, estendendo i singoli piani, e creando così non solo nuovi spazi, ma soprattutto nuove facciate che, a differenza delle precedenti, che presentavano solo piccole aperture, sono dotate adesso di ampie vetrate scorrevoli che si affacciano su dei balconi. Si tratta dunque di un intervento all’apparenza poco invasivo nella sua realizzazione, ma che di fatto modifica radicalmente sia la facciata che gli interni, preservando le funzioni già esistenti negli edifici originali, e aggiungendo quelle qualità che invece mancavano.

Il video-documentario che racconta il progetto

Le estensioni, della larghezza di 3.80m, naturalmente, oltre a rendere più profondi gli spazi interni, rendono possibile una loro fruizione totalmente nuova grazie a delle larghe porte-finestra scorrevoli che connettono gli spazi esistenti con la nuova superficie. Quest’ultima, adibita a giardino di inverno, rende più luminosi e ariosi gli interni, e offre agli inquilini uno spazio privato trattabile come se fosse esterno ed interno allo stesso tempo.

schema dell’intervento – credit Lacaton & Vassal

I vantaggi di questo approccio progettuale non sono solo in termini di budget, che è stato notevolmente inferiore alle spese di demolizione e ricostruzione degli edifici, ma anche in termini di performance energetica degli stessi, che viene notevolmente migliorata dall’aggiunzione delle nuove facciate e dei giardini di inverno, che accumulano passivamente energia solare.

vista assonometrica di un piano-tipo – credit Lacaton & Vassal

Inoltre, una programmazione attenta delle fasi di realizzazione in cantiere ha reso possibile tempi record per terminare i lavori. Sono bastati infatti solo tra i 12  i 16 giorni per ogni singolo appartamento: mezza giornata per posizionare i solai prefabbricati, 2 giorni per connetterli con la vecchia facciata, altri 2 per realizzare quella nuova, e infine dagli 8 ai 12 giorni per rinnovare gli interni.

La giuria ha quindi voluto mettere l’accento sull’importanza del rinnovamento a basso costo del patrimonio immobiliare europeo, specie in un ambito così delicato come quello dell’edilizia popolare, che domina le periferie delle nostre città, e che ormai, dopo oltre 50 anni di degrado, diventa causa di disagi sociali. Questo progetto dimostra infatti come è possibile restituire dignità agli edifici degradati, dando un volto nuovo all’architettura.

DiArch. Gabriele Passafiume

Chi era Ieoh Ming Pei, l’architetto che disegnò il Louvre

Venuto a mancare lo scorso 16 maggio all’età di 102 anni, Ieoh Ming Pei è stato uno degli ultimi grandi maestri dell’architettura modernista. L’architetto cinese, naturalizzato statunitense, vinse il premio Pritzker nel 1983 per aver “dato a questo secolo alcuni dei più belli spazi interni e forme esterne”. Studiò al Massachusetts Institute of Technology, dove si laureò nel 1940. In seguito, nel 1946, ottenne il master in architettura ad Harvard dove ebbe l’occasione di conoscere e diventare allievo di Gropius e Breuer. Nel 1955 Pei aprì finalmente un suo studio d’architettura che chiamò I. M. Pei & Partners fino al 1989, quando venne rinominato Pei Cobb Freed & Partners per premiare il lavoro di James Ingo Freed e Henry N. Cobb.

Ieoh Ming Pei – Foto by Dezeen

Probabilmente conosciuto soprattutto come il progettista che si occupò della ristrutturazione e dell’ampliamento del Grand Louvre, nel corso della sua carriera ha realizzato oltre 60 progetti sparsi in tutto il mondo dimostrando di saper usare alla perfezione materiali come il vetro, la pietra, l’acciaio e il calcestruzzo.

Ieoh Ming Pei - Louvre
I.M. Pei in posa per una foto davanti la piramide di vetro del Louvre, da lui progettata, prima della sua inaugurazione a Parigi. (Foto: AP)

Il discusso progetto del Grand Louvre

Ieoh Ming Pei fu scelto nel 1983 dall’allora presidente francese François Mitterrand per progettare il nuovo grande ingresso che sarebbe servito ad accogliere il crescente numero di visitatori e riorganizzare gli interni del museo. Fu lui a progettare la piramide, la cui entrata fu aperta nel marzo del 1989, curiosamente l’anno del bicentenario della Rivoluzione francese.
Con la piramide, il Museo del Louvre assunse una nuova dimensione, diventando un riferimento nazionale ed internazionale e amato da visitatori e parigini al punto da diventare un vero e proprio simbolo.

Louvre - vista esterna
Vista esterna della piramide di ingresso del Louvre, sulla Cour Napoléon – Foto by Pei Cobb Freed & Partners

All’inizio però fu inviso all’opinione pubblica in quanto rappresentava un intervento aggressivo in un sito già consolidato.
Nonostante questo il progetto è riuscito a dialogare e farsi accettare dal contesto grazie anche alla consapevolezza che il complesso edilizio su cui si interveniva era la risultante di una serie di interventi realizzati nell’arco di 800 anni.

Ieoh Ming Pei – Piramide Louvre - Interno
Ieoh Ming Pei – Piramide Louvre (Interno) – Foto by Pei Cobb Freed & Partners

I.M. Pei oltre il Louvre

La carriera dell’architetto cinese però di certo non si può ridurre al progetto delle piramidi del Louvre. Le sue realizzazioni hanno aggiunto eleganza ai paesaggi di tutto il mondo con le loro potenti forme geometriche e con i loro esterni meravigliosamente progettati. Tra queste ci sono l’imponente grattacielo Bank of China in acciaio e vetro a Hong Kong o il Deutsches Historisches Museum di Berlino.

Ieoh Ming Pei - Bank of China Tower
Ieoh Ming Pei – Bank of China Tower – Foto by WiNG

Pei ha ricercato scrupolosamente ogni progetto, studiandone gli usi e relazionandoli all’ambiente. Ma era anche interessato all’architettura come all’arte e all’effetto che poteva creare. “Ad un certo livello il mio obiettivo è semplicemente quello di dare alle persone piacere nell’essere in uno spazio e girovagare intorno”, ha detto. “Ma penso anche che l’architettura possa raggiungere un livello in cui influenza le persone a voler fare qualcosa di più con le loro vite. Questa è la sfida che trovo più interessante.”

Ieoh Ming Pei - Deutsches Historisches Museum
Deutsches Historisches Museum – Foto by Hanlu-temp

Il suo lavoro ha attraversato decenni, a partire dalla fine degli anni ’40 e proseguendo nel nuovo millennio. Due dei suoi ultimi grandi progetti, il Museum of Islamic Art, situato su un’isola artificiale appena fuori dal lungomare di Doha, in Qatar e il Macau Science Center, in Cina, sono stati inaugurati nel 2008 e nel 2009. Ha progettato anche in Italia, realizzando nel 2010 il Palazzo Lombardia, attuale sede regionale.

Palazzo Lombardia - Pei
Palazzo Lombardia – Foto by Pei Cobb Freed & Partners
DiArch. Gabriele Passafiume

Soffitto teso

Durante ristrutturazioni o interventi di nuova costruzione di spazi privati o di luoghi aperti al pubblico uno degli elementi su cui si può intervenire per personalizzare l’ambiente è il controsoffitto. In molti casi però gli elevati costi, gli elevati tempi di realizzazione o la difficoltà di esecuzione non danno la possibilità di osare e costringono a soluzioni spesso troppo semplificate per non dire banali.
In quest’ottica esiste un prodotto che permette di sostituire il controsoffitto classico in cartongesso e realizzare installazioni dall’elevato livello estetico e funzionale: il soffitto teso.

Soffitto teso retroilluminato
Soffitti tesi retroilluminati e in 3D per un progetto di un bar – Foto by Tensocielo

Cosa è un soffitto teso e come si installa

Il soffitto teso è un’ottima alternativa al tradizionale cartongesso e si installa rapidamente e senza difficoltà.
Non è altro che una particolare membrana composta da un polimero a memoria di forma la cui formula è di proprietà della Barrisol che detiene il brevetto di fabbricazione e di composizione del materiale.
Il sistema di montaggio è molto semplice. Il telo, prodotto con una riduzione del 7% rispetto alla dimensione della superficie, viene scaldato ad una temperatura di oltre 60° attraverso appositi generatori di aria calda per permetterne la dilatazione. Successivamente viene ancorato ad un profilo perimetrale in pvc o alluminio tramite un arpione saldato sul telo stesso. Una volta raffreddato il telo si ritira e rende la superficie perfettamente planare.

Tensocielo, azienda leader nel settore, ci mostra l’installazione di un soffitto teso

Una volta installato non necessita di manutenzione tranne nei casi in cui è presente una retroilluminazione che richiede periodicamente la sostituzione delle lampade. In caso di bisogno comunque può essere smontato e rimontato facilmente tutte le volte che si vuole senza alterare le sue proprietà.

Soffitto teso - palestra
Illuminazione di una palestra effettuata attraverso l’impiego di soffitti tesi traslucidi. Foto byTensocielo

Vantaggi e caratteristiche dei soffitti tesi

I soffitti tesi si distinguono per la loro leggerezza (180 g/mq circa), la loro resistenza e l’elevata elasticità, caratteristiche che permettono la realizzazione di applicazioni su misura in breve tempo e coprire aree sino a 50 Mq senza avvallamenti e senza sospensioni verticali. Danno la possibilità di coprire qualsiasi forma o dimensione e di incorporare qualsiasi elemento a sospensione o incastro, come faretti o bocchette.

  • Resistente all’umidità
  • Impermeabile
  • Smontabile e rimontabile con facilità
  • Adattabile a qualsiasi forma e dimensione
  • Economico
  • Personalizzabile
  • Influisce positivamente sul confort termico e acustico
  • Verniciabile
  • Retroilluminabile
Soffitto teso area espositiva
Zona espositiva con soffitto traslucido “light”, emana una luce soffusa e continua. Corpo reception tridimensionale traslucido con retroilluminazione RGB. Foto by Tensocielo
DiArch. Christian Ruisi

Sisma bonus

L’Italia per la sua conformazione geografica è prevalentemente un territorio soggetto a rischio sismico.

Nel marzo del 2003 è stata emanata l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n° 3274 che suddivide il territorio italiano in 4 zone sismiche:

  • Zona 1: Sismicità alta
  • Zona 2: Sismicità medio-alta
  • Zona 3: Sismicità medio-bassa
  • Zona 4: Sismicità bassa
Classificazione sismica del 2015 del Dipartimento della protezione civile

Considerando che:

  • Molte case sono state realizzate prima che si utilizzassero nella fase progettuale tutti i calcoli antisismici diventati obbligatori molti anni dopo la loro costruzione
  • Le calamità sismiche hanno causato molti danni nel territorio ai beni immobili

È stata emanato il decreto legge n° 63/2013, andando a introdurre il “sisma bonus”, che consiste in detrazioni considerevoli per interventi rivolti a ridurre il rischio sismico delle singole unità immobiliari

Classificazione sismica degli edifici

Su ogni edificio è possibile determinare la classe di rischio sismico, che consiste nel valutare il danno che verrà subito da un edificio a seguito di un evento sismico non ancora avvenuto.

L’attestato di classificazione sismica (ACS) viene rilasciato da un tecnico abilitato.

Esistono 8 classi di rischio sismico:

  • Classe A+
  • Classe A
  • Classe B
  • Classe C
  • Classe D
  • Classe E
  • Classe F
  • Classe G

Detrazioni per ridurre il rischio sismico “sisma bonus”

Fino al 31 dicembre 2021 sarà possibile beneficiare della super agevolazione fiscale per gli interventi antisismici effettuati nelle singole unità abitative.

Sarà possibile ottenere la detrazione del 50% su una spesa massima di 96.000 euro.

Inoltre se gli interventi sono rivolti a ridurre il rischio sismico di una classe si avrà diritto ad una detrazione del 70% delle spese sostenute.

Ancora, se gli interventi riducono il rischio sismico di ben due classi si avrà diritto ad una detrazione dell’80% delle spese sostenute.

Esempio 1
il mio edificio rientra nella classe F
Gli interventi effettuati fanno rientrare l’immobile all’interno della classe E
avrò diritto alla detrazione del 70%
Esempio 2
il mio edificio rientra nella classe F
Gli interventi effettuati fanno rientrare l’immobile all’interno della classe D
avrò diritto alla detrazione del 80%

Requisiti e modalità per ottenere il “sisma bonus”

È necessario che gli interventi riguardino le unità abitative ricadenti nelle zone 1, 2 e 3.

Per beneficiare della detrazione occorre che i pagamenti per gli interventi descritti precedentemente vengano effettuati tramite bonifico bancario o postale.

La detrazione verrà ripartita in 5 quote annuali di pari importo.

Esempio
Abbiamo speso per gli interventi antisismici nel 2019 la somma di 90.000 euro
– il 50% di 90.000 euro= 45.000 euro
– 45.000 euro / 5 (quote annuali) = 9.000 euro l’anno
Quindi dal 2020 fino al 2025 avremo una detrazione annuale di 9.000 euro

In questo articolo abbiamo sintetizzato in punti chiave gli aspetti principali dell’agevolazione fiscale. Per maggiori informazioni sui tipi di intervento, requisiti e modalità di pagamento, scaricatevi il pdf esaustivo dal sito dell’agenzia delle entrate.

DiDario Di Bella

Jeanne Gang è l’architetto più influente del 2019 secondo Time Magazine

Jeanne Gang

Ogni anno il Time Magazine stila la lista delle 100 persone più influenti del mondo. Nel 2019, fra esse, figura un solo architetto: l’americana Jeanne Gang. Prima che questo accadesse, Gang e il suo studio erano forse noti per lo più per l’iconico grattacielo Aqua Tower di Chicago, che attualmente è il più alto mai realizzato da una donna. Tralasciando però questo voler mettere l’accento sui record, e focalizzandosi invece sui motivi più profondi per i quali si trovi inserita in tale lista, è importante un punto in particolare nell’articolo sul Time che l’attrice Anna D. Smith scrive come motivazione per la nomina: “…per Jeanne l’architettura non è solamente un oggetto meraviglioso. È un catalizzatore per il cambiamento.”. Per comprendere cosa intende nello specifico, si può guardare l’intervento dell’architetto al TEDWomen 2016, dove illustra il suo modo di approcciarsi all’architettura, e alcune sue opere, come l’Arcus Center for Social Justice Leadership nel campus del Michigan’s Kalamazoo College, o la Polis Station (giocando sull’assonanza tra i termini inglese “police” e greco “polis”) a Chicago. Questi progetti nascono con l’intento di creare nuove relazioni tra le persone che li vivranno, ma non solo, anche con quello di creare una nuova percezione degli spazi pubblici. Gang e il suo studio si pongono quindi come quesito se possa esistere o meno un design architettonico inclusivo che possa migliorare e ricostruire la fiducia, non solo fra persone di diversa estrazione sociale, ma anche fra le persone stesse e i luoghi. Per questo scopo si propongono di progettare edifici che abbiano il potenziale per essere dei veri e propri connettori sociali.

L’Arcus Center è un centro di giustizia sociale. Uno spazio aperto a tutti, dove poter far riunire persone di diverse culture e provenienza. Progettato su un unico livello e con tre assi visivi ben definiti per accogliere il contesto al suo interno, ha come punti nevralgici una cucina e una seduta attorno a un caminetto, ritenuti spazi ideali per rompere il ghiaccio e favorire le conversazioni informali. Per le pareti perimetrali è stato adottato un sistema un sistema costruttivo low tech, ma allo stesso tempo altamente performante, riportando ai nostri giorni una tecnica costruttiva locale che sembrava ormai dimenticata. Questa prevede l’utilizzo di tronchi di legno al posto dei classici blocchi in laterizio, e ha visto coinvolti gli stessi abitanti del quartiere nelle sue fasi di realizzazione, aumentandone il loro senso di partecipazione al progetto e di appartenenza.

La Polis Station, invece, nasce dal problema creato dalla standardizzazione del design delle stazioni di polizia nei vari quartieri di Chicago, che, se da un lato aveva il pregio di un trattamento egualitario per ogni parte della città, dall’altro, aveva il problema legato al design stesso dell’edificio, che veniva visto dai cittadini come “una fortezza circondata da un parcheggio”, un luogo quindi dall’aspetto intimidatorio e da evitare. Per risolvere ciò, Gang ha iniziato, come con il progetto per l’Arcus Center, ad avere degli incontri con i cittadini, proponendo le sue idee progettuali e ascoltando le esigenze e le problematiche che esistevano o che sarebbero potute sorgere. Da questi incontri è nato il progetto della polis. A partire da un piccolo centro sportivo realizzato al posto del parcheggio, seguito poi da un bar, da un salone da barbiere e da altre piccole attività utili anche a favorire il dialogo fra le persone, quello stesso luogo ha iniziato a divenire sempre più frequentato e visto in maniera diversa dalla popolazione. Percepito ora come un luogo sicuro e che gli apparteneva. In breve tempo si è raggiunto l’intento di generare attorno alla stazione di polizia, una rete di aree verdi, di attività ricreative, educazionali, e imprenditoriali, al fine di creare un senso di comunità, e rafforzare il rapporto non solo tra i cittadini del quartiere, ma anche tra i cittadini e le forze dell’ordine e tra i cittadini e l’ambiente stesso.

Jeanne Gang nel suo discorso al TED Talks arriva alla conclusione che “reinterpretare gli edifici per il futuro richiede il coinvolgimento delle persone che ci vivono. Coinvolgere la gente può essere intimidatorio, l’ho provato anch’io. Ma forse è perché alla facoltà di architettura non ci insegnano come coinvolgere le persone nell’atto del progettare. Ci insegnano a difendere le nostre idee dalle critiche. Ma penso che anche questo possa cambiare.” Queste sue parole, insieme ai suoi progetti, lasciano ben intendere quale sia il suo approccio all’architettura, e che è possibile creare più che semplici edifici. È possibile realizzare architetture che creano nuove comunità e relazioni.