Archivio annuale 2019

DiArch. Gabriele Passafiume

Realizzare o sanare una veranda: guida per la regione Sicilia

Avete acquistato un nuovo appartamento pertanto avete il desiderio di realizzare una veranda per aumentare la superficie abitabile o sanare quella eventualmente già presente? In questo articolo vi spiegheremo cosa bisogna fare e quanto costa.

Inquadramento normativo

Iniziamo col dire che la Sicilia è una regione a statuto speciale e quindi, avendo autonomia legislativa, non sempre è sottoposta alle normative nazionali. Nel caso specifico la realizzazione delle verande è regolamentata dall’Art. 20 della L.R. 4/2003. Quest’ultimo stabilisce una deroga ad ogni altra disposizione di legge esonerando dal permesso di costruire e da qualsiasi altra autorizzazione tutte le strutture definite precarie che hanno una superficie minore di 50 mq.
La legge stabilisce altresì che non costituiscono aumento di superficie utile o di volume né modifica della sagoma della costruzione.

Nel caso di strutture precarie con superficie superiore a 50 mq o nel caso di immobili ricadenti su aree sottoposte a vincolo è necessaria l’acquisizione preventiva del nulla osta da parte della Soprintendenza.

Definizione di struttura precaria

Ma cosa si intende esattamente per struttura precaria?
Una struttura precaria non è altro che un opera realizzata in modo tale da essere facilmente rimovibile. Quindi la sua applicazione non deve comportare la creazione di strutture in muratura o fondazioni. Altresì bisogna garantire che non vengano modificati o rimossi gli infissi esterni.

Infissi esterni

Oltre alle verande rientrano nella categoria tutte le strutture aperte almeno da un lato, quali tettoie, pensiline o gazebo.

Cosa bisogna fare quindi per realizzare regolarmente una veranda?

Precedentemente abbiamo visto che per la realizzazione di una veranda non c’è bisogno di nessuna autorizzazione.
Il proprietario dell’unità immobiliare quindi, contemporaneamente all’inizio dei lavori, si dovrà limitare a presentare al comune di appartenenza una relazione firmata da un professionista abilitato. Quest’ultimo dovrà assicurarsi che l’opera rispetti le norme di sicurezza, urbanistiche e igienico-sanitarie vigenti e che l’intervento non ricada su uno dei prospetti principali.
La veranda inoltre non deve superare il 20% della volumetria dell’immobile e non deve cambiare la destinazione d’uso originaria delle superfici modificate.

Dopo i lavori bisognerà provvedere alla variazione catastale.
Poiché la realizzazione della veranda comporta un aumento della cubatura, nel caso in cui faccia parte di un edificio condominiale andranno ricalcolate le quote millesimali.

Quanto costa realizzare una veranda?

Veniamo adesso ai costi.
Unitamente alla consegna della relazione tecnica (vedi paragrafo precedente) bisogna versare al comune la quota di 100 euro a titolo di diritti di segreteria più un ulteriore quota chiamata oblazione. L’ammontare di quest’ultima dipende dal modo in cui è realizzata la veranda. Nel caso in cui si trovi a filo con l’eventuale piano o tettoia soprastante sarà di 25,00 euro al mq. Viceversa la quota da versare sarà di 50,00 euro per ogni mq.

Veranda a filo - non a filo

Inoltre ci vorranno 50,00 euro per l’aggiornamento catastale più ovviamente l’onorario a favore del professionista che redige la relazione tecnica.

Cosa fare invece per sanare una veranda già realizzata?

Il già citato art. 20 della L.R. 4/2003 al comma 5 afferma che le disposizioni contenute nella legge si applicano anche per la regolarizzazione delle opere già realizzate. Ovviamente nel caso in cui siano della stessa tipologia (strutture precarie) e se conformi alle disposizioni normative vigenti.

Diverso il caso delle attività commerciali o produttive. Ferma restando la conformità alle normative di sicurezza e igienico-sanitarie i proprietari possono regolarizzare le opere solo dopo aver chiesto l’autorizzazione al comune. In più vi è il limite del 10% della superficie utile per un massimo di 60 mq.

Ricapitolando

In sintesi ecco le cose da fare per poter realizzare o sanare una veranda:

  • Presentare al comune una relazione tecnica asseverata da un professionista abilitato allegando il pagamento dei diritti di segreteria.
  • Acquisire il nulla osta da parte della Soprintendenza nel caso in cui l’intervento ricada su un area sottoposta a vincolo.
  • Aggiornamento del catasto.

Di seguito invece un elenco delle condizioni che il professionista deve garantire vengano rispettate:

  • Evitare di modificare o rimuovere gli infissi esterni.
  • Assicurarsi che le opere rientrino nella categoria di “strutture precarie”.
  • Assicurarsi che l’intervento non ricada sul prospetto principale.
  • Rispettare il limite del 20% della volumetria del fabbricato.
  • Non variare la destinazione d’uso della superficie oggetto di modifica.
  • Rispettare le normative urbanistiche, di sicurezza e igienico-sanitarie vigenti.
DiArch. Christian Ruisi

Che materiali utilizzare per la stampa 3D. Guida ai filamenti

Prima di stampare un oggetto è necessario scegliere a priori che materiale utilizzare per la stampa 3D.

I filamenti che possono essere utilizzati nella maggior parte delle stampanti 3D presentano una sezione di 1,75 mm. Esistono svariati tipi di filamento, i quali verranno scelti in base alle nostre esigenze.

Analizziamo nel dettaglio i diversi filamenti maggiormente adoperati:

Filamenti comuni per la stampa 3D

  • PLA (acido polilattico): Il materiale più utilizzato per la stampa 3D sia per la sua semplicità di utilizzo e sia per il prezzo economico. Il PLA è un materiale organico di origine vegetale e per questa sua caratteristica rientra nella categoria bio-sostenibile. Durante la fase di raffreddamento l’oggetto subisce una riduzione del 3%. Il processo di biodegradazione, che varia da 1 a 4 anni, inizia in particolari circostanze, quando il materiale si trova in ambienti che presentano un umidità superiore al 20% e temperatura superiore ai 60°.
    I PLA più economici causano rotture improvvise del filamento durante la stampa, presentano una sezione discontinua e causano un effetto ragnatela (chiamato Oozing) risolvibile attraverso un settaggio ad oc dello slycer.

    Per la stampa ottimale del PLA bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 190 ai 210 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dai 50 ai 60 gradi
  • ABS (acrilonitrile butadiene stirene): Questo materiale presenta delle buone caratteristiche meccaniche. È leggero, rigido ed è durevole nel tempo. Aspetto da non sottovalutare è che richiede un’ambiente ben areato in quanto durante l’estrusione produce fumi tossici che possono essere nocivi per la salute.

    Per la stampa ottimale dell’ABS bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 220 ai 240 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dagli 80 ai 100 gradi
  • PETG (Polietilene Tereftalato Glicole): Il PETG è il giusto compromesso tra PLA e ABS. Rispetto al PLA presenta una maggiore resistenza meccanica e non soffre del fattore di riduzione del 3% e rispetto all’ABS non produce fumi tossici durante la stampa. Esistono in commercio diversi colori di PETG compreso quello trasparente.

    Per la stampa ottimale del PETG bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 220 ai 240 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: 70 gradi

Filamenti flessibili per la stampa 3D

  • Nylon: Il Nylon presenta una resistenza meccanica superiore sia del PLA che dell’ABS ed è durevole nel tempo. Il suo più grande difetto, che fa preferire l’utilizzo di altri filamenti, è la sua grande difficoltà ad essere stampato.

    Per la stampa ottimale del Nylon bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 220 ai 250 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dai 60 agli 80 gradi
  • TPU (Poliuretano termoplastico): Materiale molto interessante, che per la sua caratteristica elastica, rientra all’interno della categoria dei filamenti flessibili (effetto gomma).

    Per la stampa ottimale del TPU bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 190 ai 230 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dai 20 ai 70 gradi

Filamenti idrosolubili per la stampa 3D

  • PVA (alcol polivinilico): Questo materiale si contraddistingue dagli altri filamenti per la sua caratteristica di essere idrosolubile. Infatti, messo in acqua inizierà a sciogliersi. Per questa sua caratteristica viene utilizzato per realizzare gli elementi di supporto durante la stampa (da utilizzare in presenza di doppio estrusore).

    Per la stampa ottimale del PVA bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 180 ai 220 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dai 50 ai 60 gradi

N.B. Questi valori descritti sono indicativi. Controllate sempre i consigli sulle temperature dell’estrusore e del piatto di stampa forniti dal produttore dei filamenti e che troverete scritti sulle loro confezioni.

DiArch. Christian Ruisi

Stampante 3D: quale scegliere

In commercio esistono diversi modelli di stampanti 3D, che a loro volta si inseriscono all’interno di due grandi macro-categorie:

  • Catersiana: Le stampanti cartesiane, cosi come ci suggerisce il nome, usano come assi di riferimenti per la stampa gli assi X – Y – Z. Ciò vuol dire che l’estrusore e il piatto di stampa (chiamato Hotbed) si muoveranno lungo questi assi a seconda del modello di stampante 3D. Nella maggior parte delle stampanti cartesiane l’estrusore si muoverà lungo gli assi X e Z, mentre il piatto di stampa si muoverà lungo l’asse Y.
  • Delta: le stampanti delta, a differenza delle stampanti cartesiane che si muovono lungo gli assi X – Y – Z, sono costituite da 3 bracci, ognuno dei quali è dotato di un proprio motore che farà muovere l’estrusore nello spazio, invece, il piatto di stampa (chiamato Hotbed) resterà fermo.
Come funzionano le stampanti 3D cartesiane e delta

La differenza sostanziale tra le due stampanti è sia concettuale che di meccanica strutturale.

Stampante Delta o Cartesiana?

Analizziamo in breve i pro e i contro che contraddistinguono le due stampanti

Pro e contro della stampante 3D Cartesiana

PRO
Area di stampa maggiore (sfrutta l’intera superficie del piatto di stampa)
Facile da calibrare
Ridotte vibrazioni
Ideale per stampare forme squadrate
Più semplice da montare (nel caso in cui si compri un kit)
CONTRO
Velocità di stampa
Maggiore difficoltà nel realizzare forme curve
Limitata in altezza

Pro e contro della stampante 3D Delta

PRO
Velocità di stampa
Ideale per realizzare forme curve
Si possono stampare oggetti molto alti
CONTRO
Area di stampa minore (l’oggetto è inscritto all’interno del piatto circolare)
Difficile da calibrare
La struttura oblunga della stampante aumenta le vibrazioni man mano che si sale in altezza
Maggiore difficoltà nel realizzare forme squadrate
Più laboriosa da montare (nel caso in cui si compri un kit)

Considerazioni per scegliere la giusta stampante 3D

Prima di scegliere che tipo di stampante comprare occorre considerare 4 aspetti fondamentali:

  • La propria manualità (nel caso si monti un kit)
  • Che tipi di oggetti si devono stampare
  • La grandezza degli oggetti da realizzare
  • Il tempo che richiede la calibrazione e la manutenzione

Per concludere possiamo affermare che non esiste una stampante migliore di un’altra, ma esisterà una stampante che sarà più funzionale alle nostre esigenze.