Archivio mensile Maggio 2019

DiDario Di Bella

Lo stadio firmato da Zaha Hadid che ospiterà i prossimi Mondiali di calcio

È stato già inaugurato in Qatar uno degli stadi più rappresentativi dei prossimi Mondiali di calcio FIFA che si svolgeranno nel 2022. Il progetto per l’Al Janoub Stadium è iniziato nel 2013 ad opera dello studio Zaha Hadid Architects. Noto anche come Al Wakrah, dal nome della cittadina che lo ospita, lo stadio, dista soli 15Km dalla capitale Doha, ed è in grado di ospitare fino a 40.000 spettatori. Tuttavia, il progetto prevede che, al termine dei Mondiali, la capienza verrà dimezzata, permettendo a parte della struttura di essere quindi smontata e rimontata in un nuovo sito che necessiti di tali attrezzature.

Anche se la prossima Coppa del Mondo verrà disputata tra i mesi di novembre e dicembre, lo stadio è comunque in grado di poter ospitare eventi sportivi anche nei caldi mesi estivi. Infatti, grazie alla particolare struttura del tetto richiudibile, e ad un sistema di condizionamento dell’aria che sfrutta l’accumulo di energia solare, è possibile garantire il giusto comfort sia ai giocatori che agli spettatori.

Al Janoub Stadium - Zaha Hadid
Vista notturna dello stadio – Immagine by SC

Il design dello stadio trae ispirazione dalle tradizionali barche a vela dhow tipiche delle coste della penisola arabica. In particolare, la geometria della copertura ricorda una di queste imbarcazioni rovesciate, così come la sua struttura di sostegno, che trae spunto dalle strutture interne degli scafi. Anche dalle facciate è possibile notare la stessa ispirazione, infatti, con la loro particolare inclinazione e rastremazione in alzato, ricordano le vele delle dhow.

Per il rivestimento degli esterni sono stati scelti deliberatamente una gamma limitata di materiali e di colori. Questi ultimi si sposano perfettamente con le forme geometriche della pelle esterna, e ne rafforzano l’articolazione. Il tetto e il sistema strutturale sono di colore bianco o bianco sporco, con una finitura superficiale lucida che ricorda le conchiglie marine, e riesce a sottolinearne le pieghe, che aggiungono consistenza all’involucro dell’intera costruzione. Le gronde in rilievo e i telai stilizzati delle facciate vetrate, sono invece di color bronzo metallizzato, aggiungendo un senso di ricchezza e profondità all’intero disegno. Inoltre, la scelta di una finitura metallica bronzata per queste superfici lavorate, rende omaggio alle tradizioni e all’arte dell’artigianato islamico.

DiArch. Christian Ruisi

I benefici delle piante in casa

Negli ultimi anni la questione ambientale ha avuto un ruolo sempre più pressante nella nostra società. Infatti i danni causati dall’inquinamento, si riflettono sia sulla salute del pianeta che in quella umana.

Nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, iniziando proprio da casa nostra.

Le piante svolgono un ruolo fondamentale all’interno dei diversi ambienti domestici, infatti, grazie alle diverse colorazioni, caratteristiche fisiche e proprietà possono creare diversi benefici, quali:

  • Migliorare la qualità dell’aria.
  • Creare effetti cromatici che ravvivano gli ambienti.
  • Migliorare il nostro equilibro psico-fisico.

Non ci resta che introdurre la natura all’interno delle nostre case. Dobbiamo riappropriarci di quel legame Uomo-Natura esistente da millenni.

Le piante per purificare l’aria di casa

All’interno dei nostri appartamenti ci sono degli elementi inquinanti che vengono rilasciati dai mobili, vernici, materiali da costruzione, colle, detersivi ecc..

I principali inquinanti presenti nei nostri appartamenti sono:

  • Formaldeide
  • Benzene
  • Tricloroetilene
  • Xilene
  • Toluene

Queste pericolose sostanze organiche volatili vengono neutralizzate dagli enzimi metilotrofi delle piante.

Le piante valorizzano l’ambiente domestico

Per molti potrà sembrare una sciocchezza, ma le piante costituiscono quel qualcosa in più che permette di trasformare considerevolmente l’immagine che abbiamo di un ambiente.

Le piante, con le loro tonalità e sfumature, ravvivano gli ambienti della casa creando contrasti netti con gli arredi, con le tinte delle pareti e con i pavimenti.

Come potete vedere nell’immagine sottostante la presenza/assenza di piante ci fanno avvertire diversamente l’ambiente stesso.

“clima house” senza vegetazione – Progetto dell’Arch. Ruisi
“clima house ” con vegetazione – Progetto dell’Arch. Ruisi

Le piante aiutano il nostro equilibrio psico-fisico

Le piante o per meglio dire i loro colori influenzano il nostro equilibrio psico-fisico. L’importanza dei colori sulla psiche è stata studiata da molti psicologici, sociologi e artisti che hanno attributo ai colori diversi significati.

Nella nostra epoca il significato universale attribuito al verde è la sensazione di benessere e l’aumento di concentrazione.

Le piante da appartamento

Le piante presenti in questo elenco sono molto resistenti e richiedono poca cura per crescere sane e forti. Richiedono ambienti molto luminosi e non gradiscono particolarmente l’esposizione diretta del sole. Così come tutti gli altri tipi di piante è consigliabile annaffiarle quando il terreno è asciutto, in modo da non far ristagnare l’acqua e fare marcire le radici.

I valori di assorbimento delle sostanze inquinanti, presenti all’interno delle nostre case, varia a seconda del tipo pianta. Tutte svolgono egregiamente il compito per le quali sono state scelte.

DiDario Di Bella

Il premio EU Mies Award 2019 va in Francia

Lo scorso 7 maggio al Padiglione di Barcellona è stato assegnato il premio EU Mies Award 2019, assegnato su base biennale dalla Commissione Europea congiuntamente alla Fundació Mies van der Rohe. Per questo prestigioso riconoscimento per l’architettura contemporanea, quest’anno concorrevano 383 progetti da 38 differenti Paesi europei. Il progetto vincitore, rientrante nella categoria dell’edilizia collettiva, è “Transformation of 530 dwellings – Grand Parc Bordeaux degli studi Lacaton & Vassal architectes, Frédéric Druot Architecture e Christophe Hutin Architecture, e consiste nella trasformazione di 3 costruzioni in linea risalenti ai primi anni ’60, che si sviluppano su 16 piani, per un totale di 530 appartamenti.

L’intervento ha reso possibile un radicale miglioramento delle condizioni di abitabilità degli appartamenti esistenti. Di fatto è stata aggiunta superficie agli edifici esistenti senza obbligare al contempo gli inquilini a sgomberare gli appartamenti. Gli architetti, similmente a come avevano già operato per l’edificio “Bois Le Prêtre” a Parigi, hanno progettato una struttura prefabbricata di solai e pilastri da apporre sull’involucro esterno dell’edificio, estendendo i singoli piani, e creando così non solo nuovi spazi, ma soprattutto nuove facciate che, a differenza delle precedenti, che presentavano solo piccole aperture, sono dotate adesso di ampie vetrate scorrevoli che si affacciano su dei balconi. Si tratta dunque di un intervento all’apparenza poco invasivo nella sua realizzazione, ma che di fatto modifica radicalmente sia la facciata che gli interni, preservando le funzioni già esistenti negli edifici originali, e aggiungendo quelle qualità che invece mancavano.

Il video-documentario che racconta il progetto

Le estensioni, della larghezza di 3.80m, naturalmente, oltre a rendere più profondi gli spazi interni, rendono possibile una loro fruizione totalmente nuova grazie a delle larghe porte-finestra scorrevoli che connettono gli spazi esistenti con la nuova superficie. Quest’ultima, adibita a giardino di inverno, rende più luminosi e ariosi gli interni, e offre agli inquilini uno spazio privato trattabile come se fosse esterno ed interno allo stesso tempo.

schema dell’intervento – credit Lacaton & Vassal

I vantaggi di questo approccio progettuale non sono solo in termini di budget, che è stato notevolmente inferiore alle spese di demolizione e ricostruzione degli edifici, ma anche in termini di performance energetica degli stessi, che viene notevolmente migliorata dall’aggiunzione delle nuove facciate e dei giardini di inverno, che accumulano passivamente energia solare.

vista assonometrica di un piano-tipo – credit Lacaton & Vassal

Inoltre, una programmazione attenta delle fasi di realizzazione in cantiere ha reso possibile tempi record per terminare i lavori. Sono bastati infatti solo tra i 12  i 16 giorni per ogni singolo appartamento: mezza giornata per posizionare i solai prefabbricati, 2 giorni per connetterli con la vecchia facciata, altri 2 per realizzare quella nuova, e infine dagli 8 ai 12 giorni per rinnovare gli interni.

La giuria ha quindi voluto mettere l’accento sull’importanza del rinnovamento a basso costo del patrimonio immobiliare europeo, specie in un ambito così delicato come quello dell’edilizia popolare, che domina le periferie delle nostre città, e che ormai, dopo oltre 50 anni di degrado, diventa causa di disagi sociali. Questo progetto dimostra infatti come è possibile restituire dignità agli edifici degradati, dando un volto nuovo all’architettura.

DiArch. Gabriele Passafiume

Chi era Ieoh Ming Pei, l’architetto che disegnò il Louvre

Venuto a mancare lo scorso 16 maggio all’età di 102 anni, Ieoh Ming Pei è stato uno degli ultimi grandi maestri dell’architettura modernista. L’architetto cinese, naturalizzato statunitense, vinse il premio Pritzker nel 1983 per aver “dato a questo secolo alcuni dei più belli spazi interni e forme esterne”. Studiò al Massachusetts Institute of Technology, dove si laureò nel 1940. In seguito, nel 1946, ottenne il master in architettura ad Harvard dove ebbe l’occasione di conoscere e diventare allievo di Gropius e Breuer. Nel 1955 Pei aprì finalmente un suo studio d’architettura che chiamò I. M. Pei & Partners fino al 1989, quando venne rinominato Pei Cobb Freed & Partners per premiare il lavoro di James Ingo Freed e Henry N. Cobb.

Ieoh Ming Pei – Foto by Dezeen

Probabilmente conosciuto soprattutto come il progettista che si occupò della ristrutturazione e dell’ampliamento del Grand Louvre, nel corso della sua carriera ha realizzato oltre 60 progetti sparsi in tutto il mondo dimostrando di saper usare alla perfezione materiali come il vetro, la pietra, l’acciaio e il calcestruzzo.

Ieoh Ming Pei - Louvre
I.M. Pei in posa per una foto davanti la piramide di vetro del Louvre, da lui progettata, prima della sua inaugurazione a Parigi. (Foto: AP)

Il discusso progetto del Grand Louvre

Ieoh Ming Pei fu scelto nel 1983 dall’allora presidente francese François Mitterrand per progettare il nuovo grande ingresso che sarebbe servito ad accogliere il crescente numero di visitatori e riorganizzare gli interni del museo. Fu lui a progettare la piramide, la cui entrata fu aperta nel marzo del 1989, curiosamente l’anno del bicentenario della Rivoluzione francese.
Con la piramide, il Museo del Louvre assunse una nuova dimensione, diventando un riferimento nazionale ed internazionale e amato da visitatori e parigini al punto da diventare un vero e proprio simbolo.

Louvre - vista esterna
Vista esterna della piramide di ingresso del Louvre, sulla Cour Napoléon – Foto by Pei Cobb Freed & Partners

All’inizio però fu inviso all’opinione pubblica in quanto rappresentava un intervento aggressivo in un sito già consolidato.
Nonostante questo il progetto è riuscito a dialogare e farsi accettare dal contesto grazie anche alla consapevolezza che il complesso edilizio su cui si interveniva era la risultante di una serie di interventi realizzati nell’arco di 800 anni.

Ieoh Ming Pei – Piramide Louvre - Interno
Ieoh Ming Pei – Piramide Louvre (Interno) – Foto by Pei Cobb Freed & Partners

I.M. Pei oltre il Louvre

La carriera dell’architetto cinese però di certo non si può ridurre al progetto delle piramidi del Louvre. Le sue realizzazioni hanno aggiunto eleganza ai paesaggi di tutto il mondo con le loro potenti forme geometriche e con i loro esterni meravigliosamente progettati. Tra queste ci sono l’imponente grattacielo Bank of China in acciaio e vetro a Hong Kong o il Deutsches Historisches Museum di Berlino.

Ieoh Ming Pei - Bank of China Tower
Ieoh Ming Pei – Bank of China Tower – Foto by WiNG

Pei ha ricercato scrupolosamente ogni progetto, studiandone gli usi e relazionandoli all’ambiente. Ma era anche interessato all’architettura come all’arte e all’effetto che poteva creare. “Ad un certo livello il mio obiettivo è semplicemente quello di dare alle persone piacere nell’essere in uno spazio e girovagare intorno”, ha detto. “Ma penso anche che l’architettura possa raggiungere un livello in cui influenza le persone a voler fare qualcosa di più con le loro vite. Questa è la sfida che trovo più interessante.”

Ieoh Ming Pei - Deutsches Historisches Museum
Deutsches Historisches Museum – Foto by Hanlu-temp

Il suo lavoro ha attraversato decenni, a partire dalla fine degli anni ’40 e proseguendo nel nuovo millennio. Due dei suoi ultimi grandi progetti, il Museum of Islamic Art, situato su un’isola artificiale appena fuori dal lungomare di Doha, in Qatar e il Macau Science Center, in Cina, sono stati inaugurati nel 2008 e nel 2009. Ha progettato anche in Italia, realizzando nel 2010 il Palazzo Lombardia, attuale sede regionale.

Palazzo Lombardia - Pei
Palazzo Lombardia – Foto by Pei Cobb Freed & Partners
DiArch. Gabriele Passafiume

Soffitto teso

Durante ristrutturazioni o interventi di nuova costruzione di spazi privati o di luoghi aperti al pubblico uno degli elementi su cui si può intervenire per personalizzare l’ambiente è il controsoffitto. In molti casi però gli elevati costi, gli elevati tempi di realizzazione o la difficoltà di esecuzione non danno la possibilità di osare e costringono a soluzioni spesso troppo semplificate per non dire banali.
In quest’ottica esiste un prodotto che permette di sostituire il controsoffitto classico in cartongesso e realizzare installazioni dall’elevato livello estetico e funzionale: il soffitto teso.

Soffitto teso retroilluminato
Soffitti tesi retroilluminati e in 3D per un progetto di un bar – Foto by Tensocielo

Cosa è un soffitto teso e come si installa

Il soffitto teso è un’ottima alternativa al tradizionale cartongesso e si installa rapidamente e senza difficoltà.
Non è altro che una particolare membrana composta da un polimero a memoria di forma la cui formula è di proprietà della Barrisol che detiene il brevetto di fabbricazione e di composizione del materiale.
Il sistema di montaggio è molto semplice. Il telo, prodotto con una riduzione del 7% rispetto alla dimensione della superficie, viene scaldato ad una temperatura di oltre 60° attraverso appositi generatori di aria calda per permetterne la dilatazione. Successivamente viene ancorato ad un profilo perimetrale in pvc o alluminio tramite un arpione saldato sul telo stesso. Una volta raffreddato il telo si ritira e rende la superficie perfettamente planare.

Tensocielo, azienda leader nel settore, ci mostra l’installazione di un soffitto teso

Una volta installato non necessita di manutenzione tranne nei casi in cui è presente una retroilluminazione che richiede periodicamente la sostituzione delle lampade. In caso di bisogno comunque può essere smontato e rimontato facilmente tutte le volte che si vuole senza alterare le sue proprietà.

Soffitto teso - palestra
Illuminazione di una palestra effettuata attraverso l’impiego di soffitti tesi traslucidi. Foto byTensocielo

Vantaggi e caratteristiche dei soffitti tesi

I soffitti tesi si distinguono per la loro leggerezza (180 g/mq circa), la loro resistenza e l’elevata elasticità, caratteristiche che permettono la realizzazione di applicazioni su misura in breve tempo e coprire aree sino a 50 Mq senza avvallamenti e senza sospensioni verticali. Danno la possibilità di coprire qualsiasi forma o dimensione e di incorporare qualsiasi elemento a sospensione o incastro, come faretti o bocchette.

  • Resistente all’umidità
  • Impermeabile
  • Smontabile e rimontabile con facilità
  • Adattabile a qualsiasi forma e dimensione
  • Economico
  • Personalizzabile
  • Influisce positivamente sul confort termico e acustico
  • Verniciabile
  • Retroilluminabile
Soffitto teso area espositiva
Zona espositiva con soffitto traslucido “light”, emana una luce soffusa e continua. Corpo reception tridimensionale traslucido con retroilluminazione RGB. Foto by Tensocielo
DiArch. Christian Ruisi

Sisma bonus

L’Italia per la sua conformazione geografica è prevalentemente un territorio soggetto a rischio sismico.

Nel marzo del 2003 è stata emanata l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n° 3274 che suddivide il territorio italiano in 4 zone sismiche:

  • Zona 1: Sismicità alta
  • Zona 2: Sismicità medio-alta
  • Zona 3: Sismicità medio-bassa
  • Zona 4: Sismicità bassa
Classificazione sismica del 2015 del Dipartimento della protezione civile

Considerando che:

  • Molte case sono state realizzate prima che si utilizzassero nella fase progettuale tutti i calcoli antisismici diventati obbligatori molti anni dopo la loro costruzione
  • Le calamità sismiche hanno causato molti danni nel territorio ai beni immobili

È stata emanato il decreto legge n° 63/2013, andando a introdurre il “sisma bonus”, che consiste in detrazioni considerevoli per interventi rivolti a ridurre il rischio sismico delle singole unità immobiliari

Classificazione sismica degli edifici

Su ogni edificio è possibile determinare la classe di rischio sismico, che consiste nel valutare il danno che verrà subito da un edificio a seguito di un evento sismico non ancora avvenuto.

L’attestato di classificazione sismica (ACS) viene rilasciato da un tecnico abilitato.

Esistono 8 classi di rischio sismico:

  • Classe A+
  • Classe A
  • Classe B
  • Classe C
  • Classe D
  • Classe E
  • Classe F
  • Classe G

Detrazioni per ridurre il rischio sismico “sisma bonus”

Fino al 31 dicembre 2021 sarà possibile beneficiare della super agevolazione fiscale per gli interventi antisismici effettuati nelle singole unità abitative.

Sarà possibile ottenere la detrazione del 50% su una spesa massima di 96.000 euro.

Inoltre se gli interventi sono rivolti a ridurre il rischio sismico di una classe si avrà diritto ad una detrazione del 70% delle spese sostenute.

Ancora, se gli interventi riducono il rischio sismico di ben due classi si avrà diritto ad una detrazione dell’80% delle spese sostenute.

Esempio 1
il mio edificio rientra nella classe F
Gli interventi effettuati fanno rientrare l’immobile all’interno della classe E
avrò diritto alla detrazione del 70%
Esempio 2
il mio edificio rientra nella classe F
Gli interventi effettuati fanno rientrare l’immobile all’interno della classe D
avrò diritto alla detrazione del 80%

Requisiti e modalità per ottenere il “sisma bonus”

È necessario che gli interventi riguardino le unità abitative ricadenti nelle zone 1, 2 e 3.

Per beneficiare della detrazione occorre che i pagamenti per gli interventi descritti precedentemente vengano effettuati tramite bonifico bancario o postale.

La detrazione verrà ripartita in 5 quote annuali di pari importo.

Esempio
Abbiamo speso per gli interventi antisismici nel 2019 la somma di 90.000 euro
– il 50% di 90.000 euro= 45.000 euro
– 45.000 euro / 5 (quote annuali) = 9.000 euro l’anno
Quindi dal 2020 fino al 2025 avremo una detrazione annuale di 9.000 euro

In questo articolo abbiamo sintetizzato in punti chiave gli aspetti principali dell’agevolazione fiscale. Per maggiori informazioni sui tipi di intervento, requisiti e modalità di pagamento, scaricatevi il pdf esaustivo dal sito dell’agenzia delle entrate.

DiDario Di Bella

Jeanne Gang è l’architetto più influente del 2019 secondo Time Magazine

Jeanne Gang

Ogni anno il Time Magazine stila la lista delle 100 persone più influenti del mondo. Nel 2019, fra esse, figura un solo architetto: l’americana Jeanne Gang. Prima che questo accadesse, Gang e il suo studio erano forse noti per lo più per l’iconico grattacielo Aqua Tower di Chicago, che attualmente è il più alto mai realizzato da una donna. Tralasciando però questo voler mettere l’accento sui record, e focalizzandosi invece sui motivi più profondi per i quali si trovi inserita in tale lista, è importante un punto in particolare nell’articolo sul Time che l’attrice Anna D. Smith scrive come motivazione per la nomina: “…per Jeanne l’architettura non è solamente un oggetto meraviglioso. È un catalizzatore per il cambiamento.”. Per comprendere cosa intende nello specifico, si può guardare l’intervento dell’architetto al TEDWomen 2016, dove illustra il suo modo di approcciarsi all’architettura, e alcune sue opere, come l’Arcus Center for Social Justice Leadership nel campus del Michigan’s Kalamazoo College, o la Polis Station (giocando sull’assonanza tra i termini inglese “police” e greco “polis”) a Chicago. Questi progetti nascono con l’intento di creare nuove relazioni tra le persone che li vivranno, ma non solo, anche con quello di creare una nuova percezione degli spazi pubblici. Gang e il suo studio si pongono quindi come quesito se possa esistere o meno un design architettonico inclusivo che possa migliorare e ricostruire la fiducia, non solo fra persone di diversa estrazione sociale, ma anche fra le persone stesse e i luoghi. Per questo scopo si propongono di progettare edifici che abbiano il potenziale per essere dei veri e propri connettori sociali.

L’Arcus Center è un centro di giustizia sociale. Uno spazio aperto a tutti, dove poter far riunire persone di diverse culture e provenienza. Progettato su un unico livello e con tre assi visivi ben definiti per accogliere il contesto al suo interno, ha come punti nevralgici una cucina e una seduta attorno a un caminetto, ritenuti spazi ideali per rompere il ghiaccio e favorire le conversazioni informali. Per le pareti perimetrali è stato adottato un sistema un sistema costruttivo low tech, ma allo stesso tempo altamente performante, riportando ai nostri giorni una tecnica costruttiva locale che sembrava ormai dimenticata. Questa prevede l’utilizzo di tronchi di legno al posto dei classici blocchi in laterizio, e ha visto coinvolti gli stessi abitanti del quartiere nelle sue fasi di realizzazione, aumentandone il loro senso di partecipazione al progetto e di appartenenza.

La Polis Station, invece, nasce dal problema creato dalla standardizzazione del design delle stazioni di polizia nei vari quartieri di Chicago, che, se da un lato aveva il pregio di un trattamento egualitario per ogni parte della città, dall’altro, aveva il problema legato al design stesso dell’edificio, che veniva visto dai cittadini come “una fortezza circondata da un parcheggio”, un luogo quindi dall’aspetto intimidatorio e da evitare. Per risolvere ciò, Gang ha iniziato, come con il progetto per l’Arcus Center, ad avere degli incontri con i cittadini, proponendo le sue idee progettuali e ascoltando le esigenze e le problematiche che esistevano o che sarebbero potute sorgere. Da questi incontri è nato il progetto della polis. A partire da un piccolo centro sportivo realizzato al posto del parcheggio, seguito poi da un bar, da un salone da barbiere e da altre piccole attività utili anche a favorire il dialogo fra le persone, quello stesso luogo ha iniziato a divenire sempre più frequentato e visto in maniera diversa dalla popolazione. Percepito ora come un luogo sicuro e che gli apparteneva. In breve tempo si è raggiunto l’intento di generare attorno alla stazione di polizia, una rete di aree verdi, di attività ricreative, educazionali, e imprenditoriali, al fine di creare un senso di comunità, e rafforzare il rapporto non solo tra i cittadini del quartiere, ma anche tra i cittadini e le forze dell’ordine e tra i cittadini e l’ambiente stesso.

Jeanne Gang nel suo discorso al TED Talks arriva alla conclusione che “reinterpretare gli edifici per il futuro richiede il coinvolgimento delle persone che ci vivono. Coinvolgere la gente può essere intimidatorio, l’ho provato anch’io. Ma forse è perché alla facoltà di architettura non ci insegnano come coinvolgere le persone nell’atto del progettare. Ci insegnano a difendere le nostre idee dalle critiche. Ma penso che anche questo possa cambiare.” Queste sue parole, insieme ai suoi progetti, lasciano ben intendere quale sia il suo approccio all’architettura, e che è possibile creare più che semplici edifici. È possibile realizzare architetture che creano nuove comunità e relazioni.

DiArch. Christian Ruisi

Agevolazioni fiscali 2019 per ristrutturare casa

Fino al 31 dicembre 2019 sarà possibile beneficiare della super agevolazione fiscale sancita dalla legge di bilancio del 2019 per le ristrutturazioni delle singole unità abitative.

Sarà possibile ottenere la detrazione del 50% su una spesa massima di 96.000 euro. Come direbbero i latini Carpe diem (“cogli l’attimo”) visto che dal primo Gennaio 2020 la detrazione verrà abbassata al 36% per una spesa massima di 48.000 euro.

Tipi di intervento per l’agevolazione fiscale 2019

I tipi di interventi per cui sarà possibile ottenere l’agevolazione fiscale 2019 sono svariati e riguardano un gran numero di opere realizzabili.

  • Rientrano le 4 categorie di interventi edilizi definite dal Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001):
    • Manutenzione ordinaria (solo per opere condominiali): per tutti “gli interventi […] di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;”
    • Manutenzione straordinaria: gli interventi riguardanti “le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso;”
    • Restauro e risanamento conservativo: per “gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità […] nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso […]. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio;”
    • Ristrutturazione edilizia: per “gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono […] anche quelli consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, […] fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica;”
  • I lavori effettuati per eliminare le barriere architettoniche: realizzazione di ascensori e rampe per disabili
  • Gli interventi volti al risparmio energetico: passaggio da una classe energetica ad un’altra con conseguente risparmio economico per climatizzare o riscaldare l’ambiente domestico
  • Lavori per ridurre il rischio sismico dell’unità immobiliare: In questo caso la percentuale di detrazione varierà in base al tipo di rischio.
  • Provvedimenti per prevenire furti in casa: rientrano tutti quei lavori di installazione e sostituzione di cancellate, recinzioni murarie, grate sulle finestre, telecamere di sicurezza, porte blindate, vetri antisfondamento ecc.
  • Le prestazioni professionali (Architetto, Ingegnere ecc.)

Requisiti e modalità per l’agevolazione fiscale 2019

Per beneficiare della detrazione occorre che i pagamenti per gli interventi descritti precedentemente vengano effettuati tramite bonifico bancario o postale.

La detrazione verrà ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Esempio:
Abbiamo speso per i lavori di ristrutturazione 90.000 euro.
– Il 50% di 90.000 euro = 45.000 euro
– 45.000 euro / 10 (quote annuali) = 4.500 euro l’anno
Quindi dal 2020 fino al 2030 avremo una detrazione annuale di 4.500 euro

In questo articolo abbiamo sintetizzato in punti chiave gli aspetti principali dell’agevolazione fiscale. Per maggiori informazioni sui tipi di intervento, requisiti e modalità di pagamento, scaricatevi il pdf esaustivo dal sito dell’agenzia delle entrate.

DiArch. Gabriele Passafiume

Solid Surface: materiale innovativo per il design e l’architettura

Per un architetto la scelta dei materiali più adatti è fondamentale per la buona riuscita di un progetto. L’importanza dei materiali è tale che agli inizi degli anni ottanta si decise di creare un ramo progettuale specifico chiamato CMF (Colori, Materiali, Finiture), definizione coniata dal designer italiano Clino T. Castelli. Da lì in avanti si è sentito sempre di più il bisogno di ricercare e sperimentare materiali e tecnologie via via più performanti e rispondenti a specifiche caratteristiche prestazionali. Le scelte che fanno propendere per questo o quell’altro prodotto infatti dipendono oggi da più fattori: qualità estetica e tecnologica, compatibilità costruttiva, libertà progettuale, lavorabilità, versatilità e soprattutto ecosostenibilità. Per questo motivo è importante adoperare materiali che soddisfino tutti questi requisiti.
In questo articolo parleremo di quella tipologia di prodotto che ha come punti di forza proprio tutte quelle proprietà che abbiamo appena nominato: il solid surface.

Illustreremo le origini di questo innovativo materiale, le sue caratteristiche principali e ci addentreremo alla scoperta delle infinite applicazioni e utilizzi che può avere.

Lastra Hi-Macs - Solide surface
Una lastra di solid surface con texture Laser 0004 di HI-MACS®

Solid surface: cosa è?

Il solid surface è un materiale composito avanzato costituito da una miscela di minerali (idrossido di alluminio) e resine acriliche arricchita all’occorrenza da pigmenti. I minerali servono per donare resistenza meccanica al composto. Le resine servono per legare insieme tutti gli ingredienti e contribuiscono a donare igienicità rendendo il materiale idoneo al contatto con gli alimenti. Inoltre, essendo di tipo termoplastico, hanno anche la funzione di rendere il materiale malleabile e termoformabile.

Questi componenti vengono trattati attraverso procedimenti chimici e termici e il composto così ottenuto viene colato in stampi appositi per la realizzazione di lastre. Le lastre così formate possono avere uno spessore tra i 3 mm fino ad oltre 60 mm e sono perfettamente omogenee di composizione e di aspetto.

Questo materiale è stato inventato sul finire degli anni 60 da DuPont che l’ha commercializzato con il nome di Corian®. Ha cominciato a diffondersi però solo di recente quando, una volta scaduto il brevetto, anche altri produttori hanno cominciato a distribuirlo. Tra i marchi più famosi che lo producono, oltre a Corian, troviamo HI-MACS®, BETACRYL®, KRION® e STARON®.

Cucina - DuPont Corian - Solid surface

La cucina Floo disegnata da Karim Rashid, con superfici in DuPont ™ Corian® – Foto: Alexander Boehle

Proprietà del solid surface

Il solid surface, grazie alle sue caratteristiche strutturali, gode di alte prestazioni estetiche e funzionali e per questo soddisfa i più alti standard di qualità. Si presenta gradevole al tatto e omogeneo alla vista e le sue proprietà lo rendono estremamente vantaggioso rispetto ai materiali tradizionali. Possiede resistenze termiche, chimiche e meccaniche elevate, facilità di utilizzo e di recupero dell’aspetto originale quando sottoposto ad usura. È un materiale igienico, ecologico ed è personalizzabile potendo contare su un ampia gamma di forme e di colori.

  • Resistente all’usura, ai graffi, alle intemperie, alla luce solare, alle sollecitazioni, all’umidità e alla muffa.
  • Igienico: antibatterico, atossico, ipoallergenico, non poroso e quindi non penetrabile da sporcizia o macchie di inchiostro e caffè.
  • Ecologico: rinnovabile e riciclabile al 100%, non emette composti organici volatili.
  • Termoformabile: grazie alle sue caratteristiche chimiche è perfettamente modellabile e personalizzabile a piacimento.
  • Traslucente: quando viene fresato o tagliato in lastre sottili può essere attraversato dalla luce, questo lo rende all’occorrenza retroilluminabile.
  • Facile da pulire e da riparare: le sostituzioni e le manutenzioni sono ridotte al minimo. Spesso basta levigarlo per rimuovere eventuali imperfezioni legate all’usura.
  • Caratterizzato da giunti invisibili: quando diverse lastre vengono incollate tra di loro il punto di contatto è praticamente impercettibile. Questo permette di creare superfici omogenee e senza soluzioni di continuità.
  • Ignifugo
  • Impermeabile
  • Insonorizzante
Clinica di Barcellona realizzata in Krion - Solide surface
La hall di ingresso con reception di una clinica di Barcellona realizzata in KRION®

Lavorazioni sui solid surfaces

Il solid surface è un materiale molto facile da lavorare. Estremamente duttile se riscaldato, può essere modellato per adattarlo a qualsiasi uso o fantasia del progettista e per questo offre una grandissima libertà progettuale. Inoltre può essere trattato facilmente con le tradizionali macchine per la lavorazione del legno o della plastica o con le macchine a controllo numerico (CNC), permettendo di realizzare qualsiasi forma o qualsiasi trama, anche la più complessa.

  • Fresatura tradizionale
  • Incisione laser
  • Incisione fresa CNC
  • Termoformatura
  • Piegatura
  • Incollaggio
  • Levigatura
HI-MACS® ci mostra una delle lavorazioni più affascinanti del solid surface: la termoformatura

Ambiti di applicazione del solid surface

Inizialmente pensata solo per essere usata in bagni e cucine, la pietra acrilica adesso rappresenta un punto di riferimento per qualsiasi ambito di progettazione, dal design all’architettura, dagli ambienti indoor a quelli outdoor fino alle facciate ventilate.
Grazie alle sue proprietà e ai diversi tipi di lavorazione cui può essere sottoposta ha impieghi davvero illimitati, si presta ad ogni stile e si amalgama bene con qualsiasi tipo di materiale. Utilizzata anche per la creazione di oggettistica e di elementi di arredo, è adatta anche per applicazioni verticali su pareti.
L’ampia gamma di colori la rende anche adattabile al brand identity di qualunque marchio.

  • Privato: mobili di arredo, top per le cucine con lavello integrato, piatti doccia o vasche da bagno, controsoffitti.
  • Pubblico: rivestimenti pareti divisorie, tavoli riunione.
  • Alberghiero e ristorazione: tavoli, banconi bar e reception.
  • Commerciale: display, banco, rivestimento pareti.
  • Trasporti: banchi check-in aeroporti, stazioni ferroviarie.
  • Scolastico: banchi, cattedre, rivestimenti.
  • Sanitario: piani di lavoro, controsoffitti laboratori, lavandini di decontaminazione.
  • Edile: pareti esterne ventilate, pareti retroilluminate, rivestimenti esterni.
  • Nautico: la resistenza alle intemperie e alla corrosione la rendono ideale per il design nautico.
  • Oggetti di design: lampade, porta bottiglie, sculture ecc…
  • Allestimenti: utile per impreziosire musei o showroom.
Scultura Quico Torres - Krion - Solid surface
Scultura dell’artista Quico Torres realizzata in KRION®

Uso e manutenzione dei solid surfaces

Abbiamo più volte sottolineato le proprietà di resistenza di questo innovativo materiale che permettono di ridurre al minimo le operazioni di manutenzione, riparazione o sostituzione. Tuttavia, se usato in modo scorretto, non è esente da usura o danneggiamento. Per evitare che questo accada sono necessarie quindi alcune accortezze.

  • Evitare solventi organici: in conseguenza della natura termoplastica della resina il contatto diretto di solventi può danneggiare le superfici.
  • Attenti alla levigatura: per quanto utile a nascondere imperfezioni dovute all’usura, la levigatura rimuove sempre un po’ di materiale quindi potrebbero crearsi degli avvallamenti.
  • Pulire tramite panni in microfibra o spugne imbevute con semplice acqua o saponi liquidi.
  • Evitare contatto prolungato con superfici roventi: nonostante sia molto resistente non dimentichiamo che il solid surface è un materiale termoformabile, quindi il contatto con pentole o padelle appena tolte dal fuoco potrebbe causare dilatazioni non gradevoli.
DiDario Di Bella

La Luce come materiale dell’architettura

Di recente è uscito in alcune sale selezionate il video-documentario “Renzo Piano – L’architetto della luce”, in cui il regista Carlos Saura intervista, o per meglio dire, dialoga e trova dei punti di incontro tra il suo lavoro e quello dell’architetto, trovando diverse analogie soprattutto nel dover lavorare con la luce. L’occasione è il racconto delle fasi progettuali del Centro Botìn a Santander. Piano definisce la luce “il materiale più importante del costruire”, e illustra gli accorgimenti che lo portano dapprima a pensare ad un edificio che potesse essere il più trasparente possibile, fino a portarlo all’idea di sollevarlo da terra, dando l’inclinazione necessaria al basamento sollevato di far permeare quanta più luce possibile al di sotto di esso, e in seguito, alla scelta di rivestire tutte le superfici opache con delle formelle ceramiche convesse, studiate per consentire alla luce di riflettersi su di esse e creare così un dialogo magnifico con il mare da una parte, e il giardino dall’altra.

La luce mette in tensione lo spazio costruito

Architectura sine luce nulla Architectura est, non si può avere Architettura senza luce. Alberto Campo Baeza dedica un intero capitolo nel suo libro “Principia architectonica” alla luce, evidenziando che, forse perché gratuita, la luce a volte non viene valorizzata in maniera adeguata dai progettisti. Ci sono delle differenze evidenti nel rapporto tra la luce e i volumi a seconda se la superficie attraversata da quest’ultima è trasparente o traslucida, ma in ogni caso, la luce che permea in modo zenitale dalle coperture, o che permea lateralmente attraverso le superfici verticali, mette in tensione lo spazio costruito. Esempi di luce che attraversa superfici vetrate traslucide sono le cattedrali gotiche, all’interno delle quali venivano usati vetri che non erano perfettamente trasparenti, e che spesso venivano colorati, dando l’idea di una luce soffusa e filtrata, facendole forse perdere enfasi. Esempi di luce proiettata dall’alto sono invece le opere barocche di Bernini, inondate in maniera controllata di “luce divina”. Facendo un ulteriore salto in avanti nel tempo occorre citare Le Corbusier, che definiva l’architettura come “il sapiente, preciso e magnifico gioco dei volumi portati insieme alla luce”, e come lui anche gli altri Maestri dell’architettura come L. Kahn, L. Mies Van der Rohe, Alvar Aalto e F. L. Wright, hanno saputo fare un uso sapiente e controllato della luce nelle loro opere.

Le Corbusier – Notre Dame du Haut – Foto di Jean-Pierre Dalbéra – Licenza CC2

Il materiale più pregiato in architettura

taken by Bergmann – Ibaraki Kasugaoka Church Light Cross – Licenza CC2

Uno degli esempi più esplicativi sul rapporto tra la luce e l’architettura è la Chiesa della Luce di Tadao Ando. Quest’opera evidenzia come, pur utilizzando pochi materiali, quali il cemento delle pareti e il legno grezzo della pavimentazione e degli arredi, in un piccolo spazio, sia possibile grazie alla luce, donare allo spazio una dimensione percepita assolutamente differente da ciò che il semplice volume rettangolare suggerisca dall’esterno. All’interno infatti la luce è la vera protagonista. Il materiale più pregiato penetra da un taglio orizzontale e da uno verticale, a formare una croce sulla parete di fondo. Lo spazio è caratterizzato dal contrasto tra luce e oscurità, il cui rapporto varia continuamente durante le fasi della giornata. Ando studia la soluzione in base alle varie angolazioni con le quali la luce penetra negli spazi, definendo quindi la relazione tra la luce e il volume interno rispetto all’esterno. In questo senso, non è un caso che la croce non sia prettamente latina, ma si può notare che presenta il tratto orizzontale più in basso, ravvicinato al punto centrale dell’asse verticale. Un semplice volume di poco più di un centinaio di metri quadrati assume, grazie all’effetto che la luce produce al suo interno, una dimensione intima e un’enfasi tale da far sentire a proprio agio qualsiasi individuo che si trovi al suo interno.

La luce artificiale

Importante è anche il ruolo della luce artificiale. Ormai è normale vedere non solo le strade illuminate e le luci proiettate sugli edifici, ma soprattutto è divenuto normale vedere gli edifici monumentali e i grattacieli illuminati a giorno, a definire il paesaggio notturno delle nostre città. Giò Ponti scrive in uno dei passaggi di “Amate l’architettura – L’architettura è un cristallo” a proposito dell’illuminazione artificiale che “…la luce simula forme, annulla certe percezioni di dimensioni e distanze perché non ha profondità, spacca in due certe unità creando aspetti illusivi, annulla e trasforma pesi, sostanza, volumi, modifica proporzioni…”, mettendo quindi in risalto come sia possibile produrre effetti visivi e percettivi mai immaginati prima negli scenari architettonici notturni, poiché, come egli stesso dice, “…la luce che un tempo era solo una fiamma e doveva essere isolata, a sé, per non bruciare, ora corre dove noi vogliamo”.

Vista notturna del Burj Khalifa – Dubai – Licenza CC0

Una delle “profezie” di Ponti, contenute in questo libro, era riferita all’importanza di padroneggiare la luce per creare ambienti notturni totalmente nuovi. Egli operò solamente nelle fasi primordiali di ciò che l’illuminotecnica è stata poi in grado di fare fino ai giorni nostri, ma già profetizzava che “…domani noi artisti ci impadroniremo di questa materia, creeremo cose bellissime.”