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DiArch. Gabriele Passafiume

Facciate dinamiche: l’architettura che si trasforma

L’obiettivo di ogni progettista al giorno d’oggi è quello di coniugare l’aspetto estetico e funzionale con l’aspetto energetico per ridurre al minimo i consumi, sempre più spesso si parla infatti di edifici nZEB o ad energia quasi zero. La volontà di abbattere i consumi energetici ha aperto a nuove sperimentazioni nel campo dell’architettura, ciò ha portato notevoli miglioramenti nel campo della progettazione sostenibile. Tra i sistemi di ultima generazione che hanno permesso ai professionisti di raggiungere questo scopo ci sono le facciate dinamiche.

facciate dinamiche
Flare Facades, Berlino 2008

Queste ultime hanno rappresentato negli ultimi dieci anni una vera e propria rivoluzione nel campo dell’edilizia e verranno utilizzate sempre di più in futuro, ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Come dice il nome stesso la facciata dinamica, o cinetica, è una facciata in movimento, studiata per essere libera da qualsiasi tipo di vincolo strutturale. Ciò permette di considerare il rivestimento di un edificio come parte di un sistema attivo piuttosto che un semplice involucro.

facciate dinamiche
Cherokee Lofts, Los Angeles, USA 2009

Questa tecnologia si pone come un’ottima alternativa ai normali sistemi di oscuramento che sì garantiscono comfort termico e visivo all’interno degli edifici ma non sempre riescono a rispondere in modo preciso alle variazioni climatiche esterne che cambiano spesso non solo a livello stagionale ma anche nell’arco di una sola giornata.

Le facciate cinetiche sono in grado di muoversi e mutare nel tempo, adattandosi velocemente a qualsiasi condizione esterna per offrire la migliore soluzione in ogni momento. Riescono inoltre a gestire luce, aria, energia per migliorare l’ambiente interno. Rappresentano quindi una soluzione perfetta per generare edifici a basso impatto consentendo di ridurre al minimo indispensabile l’uso degli impianti di riscaldamento e quindi anche i costi di installazione, gestione e manutenzione.

facciate dinamiche
Kinetic Louvres

Gli elementi mobili di cui sono composte possono essere programmati per rispondere al clima o altri fattori ambientali oltre che ai livelli e al tipo di occupazione con l’obiettivo di migliorare le prestazioni e l’efficienza.
Con i progressi nei sensori, nei materiali e nella tecnologia questi sistemi potranno essere usati in futuro nelle abitazioni comuni ed ognuno di noi potrà controllare autonomamente i movimenti della propria facciata di casa, il tutto con un semplice click.

Tipologie di facciate dinamiche

Esistono diverse tipologie di facciate dinamiche, di seguito le più diffuse:

  • Facciate dinamiche a controllo manuale
  • Facciate dinamiche con sensori fotosensibili

Nel primo caso la facciata è controllata direttamente dall’utente secondo le sue preferenze attraverso controlli elettronici posti all’interno. Un esempio di questa tipologia è rappresentato dal Kiefer Technic, un edificio per uffici e uno spazio espositivo realizzato da Ernst Giselbrecht in Austria, con una facciata formata da pannelli retrattili in alluminio, che fungono da filtro solare durante il giorno, mossi da motori nascosti nei montanti anch’essi in alluminio.

Kiefer Technic
Kiefer Technic

Le facciate della seconda tipologia invece sono completamente automatiche e si attivano per mezzo di sensori che rilevano la luce solare. Questa tipologia caratterizza un edificio dell’Università di Kolding, in Danimarca. La facciata è composta da pannelli triangolari dotati di sensori ad alta sensibilità che controllano i livelli di luce e di calore intorno all’edificio, consentendo ai pannelli di aprirsi e chiudersi.

University of Kolding, Denmark
University of Kolding, Denmark

Altri esempi

Gli esempi però non mancano, moltissimi studi di architettura si sono cimentati nella progettazione di elementi cinetici dell’involucro con l’obiettivo di assicurare il benessere termo-igrometrico degli ambienti interni e al contempo di personalizzare l’estetica dell’edificio.

Al Bahar Towers
Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti. Aedas Architects and Arup Engineers, 2012

Le facciate delle Al Bahr Towers ad Abu Dhabi sono completamente automatiche grazie a sensori fotosensibili. I pannelli hanno forma triangolare, sono realizzati in fibra di vetro e disposti a nido d’ape su un telaio indipendente, così che possano aprirsi e chiudersi in base alle necessità di proteggere la sottostante facciata vetrata.

facciate dinamiche

Brisbane Domestic Terminal Car Park
Brisbane, Australia. Ned Kahn and Urban Art Projects, 2012

facciate dinamiche
Brisbane Domestic Terminal Car Park ©goget.com
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Brisbane Domestic Terminal Car Park © openbuildings.com

250,000 piastre di alluminio rivestono un parcheggio per auto assicurando un ombreggiamento ottimale. La facciata è sempre diversa perché gli elementi di schermatura vengono mossi dal vento e creano una trama simile alla superficie disturbata dell’acqua.

Institut du Monde Arabe
Parigi, Francia. Jean Nouvel & Architecture Studio, 1987

facciate dinamiche
Institut du Monde Arabe, Parigi ©Jean Nouvel
facciate dinamiche
Institut du Monde Arabe, Parigi ©ValerioRennola

In questo progetto di Nouvel la facciata è composta da elementi in acciaio di forma quadrata, con motivi arabeggianti. Si tratta di veri e propri diaframmi la cui apertura, tramite sensori, dipende dalla quantità di luce solare presente in quel momento. Oltre a garantire il comfort interno, questi 240 oggetti danno vita ad una condizione particolare di illuminazione, con fasci di luce sempre protagonisti in ogni ambiente.

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Parquet in bagno: chi ha detto che non si può?

Da sempre l’uso del parquet in bagno non è visto di buon occhio, ma siamo veramente sicuri che in questi tipi di ambienti non si possa utilizzare?

Contrariamente a quanto si possa pensare, installare il parquet in bagno è possibile, sempre più studi di interior design infatti lo utilizzano nei loro progetti. Il legno è un materiale che si può usare ovunque, bisogna solo utilizzare dei piccoli accorgimenti per non incappare in problemi fastidiosi che potrebbero insorgere col tempo.

In questo articolo scopriremo come il pavimento in legno può essere collocato anche in bagno, consentendoci di godere della sensazione di stare a piedi scalzi e di sentire le venature e il calore del legno anche in un ambiente solitamente poco avvezzo al parquet.

parquet in bagno

L’umidità del bagno può danneggiare il parquet?

Uno dei dubbi più grandi riguarda il comportamento del legno quando sottoposto a umidità, ad esempio dopo una doccia.

Il legno, essendo un materiale che può soffrire condizioni ambientali sfavorevoli, può essere soggetto a deformazioni e cambiamenti di colore. Quando si fa il bagno o la doccia, l’umidità sale per breve tempo oltre il limite accettabile, ma questo non basta a danneggiare il parquet nel bagno.

Il nostro consiglio è quello di arieggiare molto spesso l’ambiente per ridurre il tasso di umidità riportandolo a valori ottimali e facendo in modo che la temperatura non superi i 20°-22°. A nostro avviso questo è sufficiente per ovviare al problema e scongiurare la comparsa di fessurazioni e la deformazione delle tavole.

parquet in bagno

Parquet in bagno: che legno utilizzare?

Per la posa del parquet nel bagno è utile scegliere essenze più resistenti come ad esempio il Burma, il Doussiè, il Merbau, l’Iroko o il Teak. Una valida alternativa alle specie esotiche è rappresentata dal Rovere che garantisce buona resistenza al calpestio e ottima stabilità dimensionale anche in ambiente umido. In merito all’utilizzo di quest’ultimo però noi consigliamo di fare attenzione, in quanto a contatto con eccessive quantità di acqua tende a creare macchie nerastre causate dalla fuoriuscita di tannino, molto presente in questa specie legnosa.

Sempre per una maggiore stabilità si preferisce solitamente il parquet prefinito rispetto a quello massiccio. Il parquet prefinito infatti è dotato di un multistrato di betulla che supporta la lamella in legno nobile e garantisce appunto una maggiore resistenza alle sollecitazioni.
Per quanto riguarda la finitura le alternative da adottare possono essere due: la verniciatura o l’olio naturale. Il parquet verniciato è utile perché può essere asciugato più facilmente. La finitura ad olio però presenta il vantaggio, oltre al fatto di rendere il legno completamente anassorbente, di poter essere facilmente ripristinata oliando nuovamente il parquet in caso di bisogno.

parquet in bagno

Parquet in bagno: l’importanza della posa

Il parquet in bagno dovrebbe essere posato soltanto da manodopera esperta. Una posa mal eseguita potrebbe causare distacchi, annerimenti, sollevamenti e altri danni, soprattutto nel caso di legno massello.

La posa incollata sarebbe da preferire a quella flottante in maniera tale da garantire un migliore isolamento del legno ed evitare fastidiose infiltrazioni.

Per lo stesso motivo in fase di posa bisognerebbe sigillare applicando del silicone tra i vari listelli e nel perimetro. Questo non solo eviterà il problema dell’umidità ma garantirà anche elasticità al legno che, come sappiamo, è un materiale soggetto a dilatazioni e restringimenti continui.

pavimento in legno

Come effettuare la manutenzione del parquet in bagno?

La pulizia del parquet nel bagno non è diversa rispetto a quella del resto della casa. Per la manutenzione quotidiana è sufficiente effettuare dei lavaggi con prodotti neutri in maniera tale da rispettare il pavimento senza agire in maniera aggressiva. Noi consigliamo di utilizzare prodotti specifici acquistati presso rivendite specializzate. I prodotti che si possono trovare nei normali supermercati infatti spesso possono causare danni più o meno gravi al parquet. Inoltre è bene scegliere anche in base al tipo di legno e al tipo di finitura del prodotto acquistato.

pavimento in legno

Cosa fare se si allaga il parquet?

Purtroppo bisogna mettere in conto anche questa possibilità. Non è raro infatti che un calorifero o una lavatrice si possano rompere e quindi possano inondare il pavimento di acqua. Se sono stati seguiti tutti i vari accorgimenti in fase di posa però si può stare tranquilli. Il pavimento, una volta asciugato, non avrà subito annerimenti, scollamenti o altri danni visibili. Ovviamente, maggiore è il tempo in cui il parquet rimane allagato, maggiore è la possibilità di danneggiamenti.

pavimento in legno - bagno
DiArch. Gabriele Passafiume

Arredare casa abbinando stile antico e moderno

Ognuno di noi ha una predilezione particolare per uno specifico stile di arredamento, ma chi l’ha detto che bisogna sceglierne uno solo per arredare la propria casa? Allestire gli ambienti che più amiamo e che frequentiamo giornalmente abbinando stile antico e moderno si può. Molto spesso anzi questo può contribuire a donare unicità e carattere a spazi che altrimenti sarebbero privi di personalità.

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Photo by Pinterest

Per questo motivo se dovessero capitarvi a portata di mano elementi di arredo antichi, magari ereditati dalla nonna o dalla zia o acquistati in negozi di antiquariato, non dovete aver paura di inserirli nei vostri ambienti contemporanei. Stessa cosa l’inverso: se la vostra casa ha uno stile antico, nulla vieta di aggiungere un tocco moderno.

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Photo by Pinterest

Arredare la propria casa con stili diversi però può risultare insidioso e non facile come sembra. Bisogna avere senso dell’estetica, equilibrio tra la volontà di osare e la necessità di non strafare ma soprattutto non farsi prendere dalla voglia di unire elementi senza criterio perché non tutto sta bene con tutto.

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Photo by Pinterest

Di seguito alcuni consigli utili per non sbagliare.

Non mixare troppi stili

Come detto prima è necessario avere equilibrio, mobili antichi possono avere stili diversi e potrebbe non essere un bene fare abbinamenti troppo estrosi. La cosa migliore da fare sarebbe di scegliere uno stile predominante da dare all’appartamento e aggiungere due o massimo tre pezzi di antiquariato dello stesso periodo storico. In questa maniera si evita il rischio di creare confusione e rovinare tutto l’insieme.

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Photo by Pinterest

Lavora con i contrasti

Una volta individuato lo stile predominante da dare all’abitazione e conseguentemente gli elementi di arredo che meglio vi si adattano, si può cominciare a ragionare sugli accostamenti da effettuare.
L’abilità di accostare l’antico al moderno si basa sulla capacità di creare dei contrasti. A tal proposito non si deve avere paura di osare!!

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Photo by Pinterest

Se l’ambiente è total white ad esempio potrebbe essere interessante inserire un unico pezzo colorato o con una particolare venatura o intarsio del legno. Questo darà carattere alla stanza. Inserire un mobile d’epoca in un soggiorno moderno così come una sedia o un oggetto di design in un ambiente antico può essere la scelta più corretta per dare grande personalità e originalità ai locali.

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Photo by Pinterest

Bisogna applicare la regola degli opposti, per questo motivo è sconsigliato utilizzare per gli abbinamenti oggetti di epoca troppo vicina allo stile della casa. In questa maniera verrebbe a mancare l’effetto stupore.

Attenzione a non confondere antico e vecchio

“Antico” si riferisce a qualcosa che ha un valore notevole, ricercato e dal carattere particolare. Un elemento di arredo vecchio non è detto che sia considerato antico. Un vero pezzo di antiquariato ad esempio avrà delle imperfezioni dovute al fatto di essere stato realizzato a mano, avrà degli intarsi particolari raramente posseduti da un mobile di epoca più moderna. Tutti segni che donano originalità e nobiltà all’elemento. Un mobile di venti o trent’anni fa in nobilitato sicuramente non avrà nessun pregio artistico.

Photo by Pinterest

Non usare troppi colori

I contrasti possono essere attuati anche solo utilizzando colori diversi, bisogna però avere l’accortezza di non esagerare e di limitarsi ad una palette di colori prestabilita. Se ad esempio l’arredamento della casa contiene già tre o quattro colori predominanti non è un bene aggiungere un pezzo di antiquariato di un colore ancora diverso. Si potrebbe creare solo confusione e l’ambiente potrebbe essere percepito come disordinato.

Photo by Pinterest

Eliminare il superfluo valorizzando il singolo elemento

Limitarci nell’uso dei colori serve anche a valorizzare il singolo elemento di arredo perché avrà modo di spiccare all’interno dell’ambiente. Allo stesso modo è consigliabile dargli ampio respiro, non addossarlo ad altri oggetti o arredi e isolarlo in maniera dare da renderlo perfettamente visibile e riconoscibile.

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Photo by Pinterest
DiArch. Gabriele Passafiume

Nascondere o valorizzare un pilastro a centro stanza

Quando ci si appresta a ristrutturare casa molte volte si deve fare i conti con la conformazione della stessa che impone, nei casi di ambienti molto grandi, il pilastro a centro stanza.

pilastro a centro stanza
Photo credit: Zeta arredamenti

Essendo un elemento strutturale ovviamente non si può eliminare o spostare quindi bisogna studiare qualche soluzione che lo integri alla perfezione senza farlo sembrare un corpo estraneo.

Le soluzioni possono essere svariate e la scelta dipende anche dallo stile che si vuole dare alla propria casa. Idee ottimali infatti potrebbero non risultare altrettanto valide se abbinate allo stile sbagliato.
Il consiglio ovviamente rimane sempre quello di rivolgervi ad un professionista che sappia consigliarvi a dovere.

pilastro a centro stanza
Project: Arch. Fabio Fantolino

Eccovi alcuni esempi per nascondere o valorizzare il pilastro al centro della stanza.

Rivestire il pilastro

È senz’altro la soluzione più gettonata. Avete tante possibilità, potreste rivestire il pilastro con pietra naturale se volete donare un tocco rustico alla vostra casa.

pilastro pietra naturale
Photo credit: Pietra Orobica

Un’ alternativa è il rivestimento tramite specchi. Lo specchio infatti riflette la luce e anche gli arredi circostanti, permettendo al pilastro di camuffarsi completamente con il contesto e aumentare la profondità dell’ambiente.

Pilastro a specchio
Photo credit: Tassonedil

La lavagna invece potrebbe essere un modo divertente per rivestire la colonna portante e far felice i più piccoli ma non solo, potrebbe infatti essere usata per scrivere ricette o liste della spesa se si trova all’interno della cucina. A tal proposito esistono in commercio delle pitture o adesivi particolari che permettono di trasformare qualsiasi superficie in lavagna.

pilastro lavagna
Photo by pinterest

Un’idea che ha preso parecchio piede negli ultimi anni è quella di rivestire il pilastro con della corda naturale. A tal scopo potreste usare una corda in canapa naturale o in juta.

pilastro rivestito con corda
Photo credit: Voglia di ristrutturare

La soluzione più moderna è rappresentata dal rivestimento in solid surface. Il Corian ad esempio permette rivestimenti su misura dalle più svariate forme (se volete approfondire l’argomento solid surface ne abbiamo parlato qui).

rivestimento corian pilastro
Photo credit: Associated Fabrication (By Flickr)

Circondarlo con elementi di arredo

Si potrebbe ad esempio creare una libreria attorno al pilastro sfruttando tutte e quattro le superfici. Le soluzioni sono potenzialmente infinite, date libero sfogo alla fantasia!

pilastro a centro stanza
Photo by pinterest

Oppure annettere un bio camino al pilastro. Visivamente il corpo centrale in mezzo la stanza sembrerà costruito esclusivamente per quello scopo.

pilastro a centro stanza
Project: Burnazzi Feltrin Architetti

Farlo diventare elemento di separazione tra due ambienti

Questo si può ottenere in diversi modi. Prolungando il pilastro facendolo diventare un setto (in questo caso si potrebbero ricavare anche delle nicchie) oppure costruire delle mensole tra il pilastro e il muro più vicino o tra il pilastro e altri finti pilastri o colonne costruiti appositamente per distogliere l’attenzione dal singolo elemento.

pilastro duplicato
Photo by pinterest

Illuminarlo

Illuminandolo a dovere darà l’impressione che sia stato messo lì di proposito e donerà un effetto scenografico notevole.

pilastro illuminato
Photo credit: Lavorincasa

Inglobarlo nell’arredo

La maggior parte delle volte il pilastro portante cadrà nella zona del soggiorno. In questi casi posizionare divani, poltrone o pouf attorno al pilastro potrebbe essere un modo facile e veloce per risolvere il problema del pilastro al centro della stanza.

pilastro inglobato nell'arredo
Photo credit: Giulio Boem

Utilizzarlo come estremità di appoggio

Se il pilastro si trova all’interno dell’ambiente della cucina potrebbe servire da spalla per il tavolo da pranzo o per l’isola.

pilastro a centro stanza
Project: GK architetti
DiArch. Gabriele Passafiume

Arredare una casa piccola: i nostri consigli

Quello che stiamo vivendo è un periodo di crisi, si sa, e questo si riflette anche sul mercato immobiliare. Sempre più persone decidono di optare per una soluzione a basso costo e dalla metratura ridotta. Questa decisione è adottata soprattutto dalle giovani coppie alla ricerca di una prima sistemazione.
Se anche tu ti rivedi in questa descrizione continua a leggere, questo articolo potrebbe fare al caso tuo!
Arredare una casa piccola infatti potrebbe sembrare semplice ma nasconde molte insidie e difficoltà.

In questi casi è sempre meglio affidarsi ad un professionista che disegni un progetto nei minimi dettagli per ridurre al minimo errori e criticità.

Ecco quindi alcune idee e consigli per rendere un appartamento piccolo confortevole ma al tempo stesso ricco di personalità

Elimina le pareti in favore degli open space

Togliere le partizioni interne e creare un unico grande spazio può essere la soluzione ideale per rende permeabili ambienti con funzioni compatibili. Unendo, ad esempio, cucina e soggiorno senza l’uso di pareti si guadagnerà ampiezza visiva. Talvolta può essere utile usare pareti scorrevoli su binari o semplici tende per dividere gli ambienti, per un significativo risparmio di spazio!

open space
Cucina, pranzo e soggiorno dialogano tra di loro senza soluzione di continuità – Progetto ArchiFaber

Sfrutta tutta l’altezza

Se lo spazio è ridotto si può pensare di usare tutte le pareti libere, sfruttandone la superficie anche in verticale. In questo caso armadi e librerie giocano un ruolo importante per creare spazi per contenere oggetti. E se l’altezza lo consente l’ideale sarebbe creare un controsoffitto ispezionabile con funzione di ripostiglio o ancora un soppalco.

Un esempio di come il soppalco può far sembrare più grande anche una casa piccolissima – Foto by Zoku

Preferire colori neutri, senza disdegnare toni caldi

Se si è in cerca di uno stile moderno, meglio puntare su toni neutri che richiamano il bianco, il beige o il grigio. Il bianco è adatto a qualsiasi stanza e più in generale serve a rendere l’ambiente più spazioso e luminoso. Un solo colore però può causare l’effetto contrario e far apparire monotona l’intera stanza. In questo caso potrebbe essere interessante anche introdurre qualche nota calda per avere uno stile meno impersonale e più accogliente.

arredare una casa piccola
Il bianco serve a far sembrare gli ambienti più luminosi, ma certe volte meglio spezzarne la monotonia usando anche toni caldi – Foto by Alexandr Bokhan

Sfrutta al massimo gli angoli

In una casa piccola diventa fondamentale sfruttare ogni angolo e ogni metro utile. Proprio negli angoli ad esempio si possono posizionare vasi per i fiori o piante. Porteranno luce, ma anche personalità e un tocco di grande piacevolezza all’ambiente.

arredare una casa piccola
Foto by tematato

Usa gli specchi

Gli specchi permettono di aumentare la percezione di luce e spazio, ideale per chi voglia far sembrare più grande un ambiente piccolo. Una soluzione semplice ed efficace per massimizzare lo spazio è ricoprire un’intera parete con uno specchio. Oltre a dare alla stanza un aspetto molto contemporaneo, si avrà la sensazione di essere in un ambiente molto più grande. Un effetto da sperimentare anche con ricorrendo ad ante a scorrimento per gli armadi ed a porte scorrevoli rivestite con pannelli di specchi.

arredare una casa piccola - specchio
Lo spazio di questa cucina sembra raddoppiato dopo aver posizionato uno specchio fino al soffitto – Foto by houzz

Utilizza mobili su misura

Il miglior modo per recuperare spazio in una casa piccola è sicuramente quello di far realizzare mobili su misura.
Si tratta di un’opzione molto più costosa, ma costruendo arredi sulla base di un progetto disegnato ad hoc per la tua piccola casa, sarà possibile sfruttare ogni minimo angolo.

mobili su misura
Un esempio di come i mobili su misura possano far guadagnare spazio in casa – Foto by peace photographics

Cerca soluzioni multifunzione o alternative

Ad esempio divisori che sono nello stesso tempo contenitori, pareti attrezzate o armadi che separano gli ambienti. O ancora utilizzare letti ribaltabili o a scomparsa. Esistono tantissime soluzioni se si vuole arredare una casa piccola!

letto a scomparsa
Letto a scomparsa by Diotti

Utilizza i giusti materiali

Legno naturale o tinto bianco e vetro trasparente sono tra le materie prime più adatte ad arredare una casa piccola. Usati su mobili, specchi e decorazioni, riflettono la luce contribuendo ad aumentare lo spazio percepito. Sarebbe meglio evitare invece superfici opache che assorbono la troppo la luce.

Foto by elegant glass finiture
DiArch. Gabriele Passafiume

Arredare casa in stile industriale: la guida

La saturazione edilizia è un problema che contraddistingue il particolare periodo storico che stiamo vivendo. Questo ha portato alla tendenza sempre più diffusa di recuperare costruzioni o spazi esistenti per limitare lo sfruttamento di suolo. In quest’ottica lo stile di arredamento che più di tutti si avvicina a questa concezione è quello industriale.

L’industrial style nasce a New York intorno agli anni ’50. La guerra aveva cambiato radicalmente le prospettive economiche e per questo c’era l’esigenza di trovare abitazioni a basso costo. La soluzione più immediata era il recupero e il riuso di spazi dismessi che in precedenza erano utilizzati per ospitare uffici o industrie.

Appartamento in vecchio edificio industriale
Appartamento in vecchio edificio industriale – Foto by Arredamento

La notorietà datagli dai film e dalle serie tv americane rese lo stile industriale celebre prima anche in tutte le altre metropoli americane e successivamente anche in Europa, in particolare a Londra e Berlino.

Un ruolo importante per la sua diffusione lo ebbe anche l’affermarsi della Pop Art che aveva in Andy Warhol il suo esponente principale. La sua Factory in rigoroso stile industrial era destinata a diventare un luogo di ritrovo iconico e strategico per gli artisti del tempo.

Andy Warhol - Factory
Un ritratto di Andy Warhol nella sua Factory, 1965 – Foto di Jon Naar

Da quel momento, migliaia di vecchi depositi e magazzini sono stati recuperati e utilizzati come abitazioni.

La rivisitazione in chiave moderna: l’industrial chic

Questi ambienti, caratterizzati da grandi open space, ampie vetrate, impianti a vista e materiali non rifiniti sono però spesso difficili da replicare in un appartamento italiano.
Data l’impossibilità in alcuni casi di imitare fino in fondo lo stile americano è sorto un nuovo filone industriale che prende il nome di industrial chic. Una versione meno estrema di quella originale, una via di mezzo tra lo stile urbano americano e il nostro contemporaneo, che utilizza materiali più eleganti come il parquet e contestualmente rende essenziale un buon progetto illuminotecnico, vista la mancanza delle grandi vetrate tipiche della Grande Mela che comporta a sua volta una riduzione della quantità di luce naturale.

Cabina armadio industrial chic, molto vicina al look contemporaneo – Foto by Boca do lobo

Vediamo adesso nel dettaglio quali sono i principi che caratterizzano un appartamento in stile industriale.

Il loft

Sono gli ambienti che incarnano alla perfezione questa tendenza di arredo.
Gli open space sono ispirati alle vecchie fabbriche che contenevano grossi macchinari e che per questo avevano bisogno della pianta aperta e dell’assenza di partizioni interne.

Cucina industriale
Cucina industriale modello LOFT di Marchi cucine

Sono capaci di creare sensazioni di ampio respiro e luminosità nonostante l’utilizzo di materiali dai toni freddi e danno una grande libertà di posizionare le varie parti della casa, divise solo con pareti mobili o arredi, senza muri.

Loft industriale
Soppalco in un loft in stile industriale, progetto di Diego Revollo Arquitetura – Foto di Alain Brugier

I classici loft newyorkesi solitamente sono caratterizzati da altezze notevoli e dalla presenza di soppalchi ai quali si accede con scale in ferro.

Struttura e impianti a vista

La cosa che più caratterizza lo stile industriale è lo scheletro esposto dell’infrastruttura della casa. Questo vuol dire spazi ampi, mattoni, tubature e travi a vista, pilastri in cemento armato o colonnine in ghisa, soffitti molto alti. In base al tipo di casa che avete, pensate a queste scelte strutturali se dovete fare dei lavori e desiderate la vostra casa in stile industriale.

Impianto elettrico a vista – Foto by Ferroluce

Gli elementi architettonici sono lasciati al grezzo in maniera tale da far apparire l’insieme come incompiuto. Le imperfezioni e la vera natura dei materiali utilizzati dovrebbero essere enfatizzati invece che coperti e l’ornamento dovrebbe essere ridotto al minimo.

Soggiorno industrial con mattoni e travi a vista
Un soggiorno industrial con mattoni e travi a vista – Foto by Interiorbe

Ricorda, lo stile industriale non nasconde, mostra!

Colori freddi e scuri

I colori in questo stile tendono a essere sulle sfumature del grigio o colori naturali non rifiniti.
Il grigio, protagonista indiscusso, può essere unito anche col beige, il bianco e il nero. Se volete portare un po’ di colore a contrasto potete sempre farlo con un pezzo di arredamento fuori dalla gamma di colori dominanti (come il famoso divano rosso della Factory di Andy Warhol).

Colore nello stile industriale
Il colore nello stile industrial non è bandito, purché usato con parsimonia – Foto by B&B Italia
Appartamento in stile industriale
Appartamento in stile industriale by Oleksii Komarov

L’effetto cemento e l’effetto ruggine sono perfetti per ricreare quella sensazione di vissuto propria delle vecchie fabbriche in disuso.

Ampie finestre e luce naturale

Abbiamo già anticipato l’importanza della luce naturale in un ambiente in stile industriale. Se si ha la fortuna di avere le grandi finestre originali di una fabbrica la luce naturale permetterà di bilanciare e valorizzare i toni scuri e gli arredi dal carattere duro.

Ampie finestre tipiche dello stile industrial – Foto by Ibrahim Ethem Kisacik

Se invece avete delle finestre normali concentratevi allora sulla luce artificiale e quindi sull’inserimento di lampade e lampadari, perfetti sono anche i fari, nei diversi punti strategici così da assicurarvi il giusto grado di chiarore. Ricordate inoltre di lasciarle libere da qualsiasi tipo di tenda, devono rimanere semplici.

Materiali: metallo e cemento i protagonisti assoluti

Il metallo e il cemento sono i protagonisti, quindi se vuoi ricreare le sensazioni dei loft americani evidenzia questi elementi! Se hai scale di ferro o scaffalature industriali non coprirle, se invece non hai molti elementi metallici, puoi introdurli tramite gli accessori.

Rivestimenti industrial
Rivestimenti in metallo ed effetto cemento – Foto by Pianeta design

Il cemento invece è un materiale che sebbene venga definito grezzo regala fascino e dinamicità nelle sue suggestive sfumature. Travi a vista così come le pareti con mattoni a vista non potranno mancare a donare un tocco di carattere. Altri materiali assolutamente adatti per lo stile industriale sono il legno, perfetto per spezzare la continuità bilanciando così i toni freddi, e il vetro che può benissimo adattarsi alla perfezione con qualsiasi altro materiale.

Pavimenti continui

Anche i pavimenti devono richiamare locali industriali, quindi al bando moquette o le classiche piastrelle. L’ideale sarebbe il già citato cemento, il legno lasciato grezzo o in alternativa si può usare la resina in maniera tale da non avere fughe e donare un aspetto liscio e continuo.

Living room industriale
Ampie vetrate e pavimento continuo in questo moderno living room – Project by Javier Wainstein

I tappeti si possono aggiungere, bisogna solamente avere l’accortezza di scegliere colori sobri in accordo con lo stile della casa.

Parole d’ordine dello stile industriale: riuso e riciclo!

Il riciclo ed il recupero di vecchi oggetti ormai in disuso è alla base della concezione industriale. Ad esempio potremmo utilizzare tubature per realizzare supporti per mensole o tavoli, piani in ferro o acciaio, ed ancora a plafoniere o lanterne per direzionare la luce.

Arredo vintage
Arredo vintage – Foto by Interiorbe
Libreria modulare in stile industriale
Libreria formata da tubolari e mensole in legno – Foto by La Casa Moderna

Elementi vintage come panche o bauli possono aggiungere un tocco di calore a un look altrimenti molto rigido e scuro.

Immagine copertina by Astra

DiArch. Gabriele Passafiume

Rivestimenti in resina per interni: vantaggi, tipologie e consigli

I rivestimenti in resina costituiscono una soluzione d’arredo ottimale nelle ristrutturazioni dell’edilizia contemporanea.
La resina nell’architettura d’interni è sinonimo di qualità ed eleganza e rappresenta una risorsa progettuale ed estetica dalle potenzialità infinite. Per questo motivo noi architetti la usiamo sempre più spesso per soddisfare i clienti più esigenti.

Posa in opera resina pavimento
Posa in opera resina per pavimenti – Photo credit: Permac

Cosa si intende per resina

Un tempo si usava la resina vegetale, estratta da piante o alberi, utilizzata come collante per altri materiali o come protezione dall’acqua.
Oggi invece si adoperano resine sintetiche, ottenute attraverso processi chimici industriali, utilizzate più che altro per ragioni estetiche.

Pavimento in resina
Pavimento residenziale in resina – Photo credit: IdeaCasa

È un materiale molto gettonato per il rivestimento di molte superfici poiché riesce a riprodurre l’aspetto di diversi materiali anche molto diversi tra di loro. Si può utilizzare infatti al posto del cemento qualora si voglia realizzare un pavimento in stile industriale o al posto del marmo nel caso di un top per la cucina. O ancora può replicare metalli, pietre e tantissimi altri materiali.

Avendo uno spessore ridotto (dai 2 ai 3 mm) può essere applicata anche su rivestimenti preesistenti, ad esempio il parquet, limitando i costosi interventi per rimuovere la vecchia pavimentazione.
Inoltre grazie all’assenza di fughe, dona ai pavimenti, pareti e superfici un effetto perfettamente uniforme.

Perché scegliere rivestimenti in resina? Scopriamo i vantaggi

Pulizia e igiene

La superficie rivestita con resina risulta monolitica, quindi impermeabile e idrorepellente, senza fughe e senza giunti. Questo la rende facile da pulire rispetto altri tipi di superficie. Ideale contro muffe, umidità, agenti batterici, macchie e aloni garantendo una perfetta igiene.
Le resine inoltre sono inodori e prive di sostanze tossiche (possono tranquillamente entrare in contatto con alimenti).

Pavimento in resina per living
Pavimento in resina per living in stile moderno – Photo credit: ApuliaSposi

Resistenza

Materiale durevole, garantisce grande resistenza meccanica alle sostanze chimiche e all’usura, così come alle variazioni di temperatura e all’abrasione. Particolarmente resistente anche ai carichi, qualità fondamentale nel caso venga usata per rivestire una pavimentazione.

Personalizzazione

Estremamente versatile, dà la possibilità di scegliere tra un’infinità di colori, finiture e tipi di lavorazione.
Ogni rivestimento è unico ed è in grado di rispecchiare fedelmente i gusti del committente.

Estetica

Con la resina è possibile realizzare soluzioni che senza soluzioni di continuità tra superfici diverse: pavimenti, pareti, scale etc. Questo dona eleganza e una qualità estetica unica.

Parete e pavimento bagno in resina
Rivestimenti in resina per bagno. Photo credit: ri Fai da te

Tipologie di resine

In commercio esistono differenti tipi di resina per rivestimenti, ognuna specifica per un particolare uso. Tra le varie tipologie di resina, le più comuni sono le seguenti:

  • Epossidica
  • Acrilica
  • Poliestere

La scelta della resina più adatta alle proprie esigenze, dipende dalla destinazione d’uso e dalla resa estetiche che si desidera ottenere.

Resina acrilica colorata
Tavolo in resina acrilica colorata – Photo credit: Mario Gena Design
Resina poliestere
Resina poliestere – Photo credit: Mario Gena Design
Pavimento in resina epossidica
Pavimento in resina epossidica – Photo credit: Mario Gena Design

Impieghi della resina

Essendo molto versatile la resina può avere moltissimi impieghi, dalla cucina ai complementi di arredo, dai rivestimenti per tavoli ai bagni ai rivestimenti per scale o piscine. Ce n’è davvero per tutti i gusti!

Tavolo in resina
Tavolo realizzato con resina epossidica. Il contrasto tra lo stile antico del legno e quello moderno della resina risulta molto accattivante. Photo credit: Shiroka Mihohei
Pavimento e top cucina in resina
Pavimento e top cucina realizzati in resina – Photo credit: ArreCasa

Manutenzione

La resina è un materiale altamente resistente ma non esente da danneggiamento o deterioramento.
L’invecchiamento è generalmente causato da graffi, abrasioni, cadute accidentali di oggetti e questi segni del tempo risulteranno più evidenti su pavimenti cromaticamente uniformi e lucidi, dove anche la minima imperfezione tende a risaltare.

Di positivo c’è che la riparazione di una realizzazione in resina può essere fatta in tempi brevi non richiedendo dei costi eccessivi. Qualora ci fossero dei segni di danneggiamento è possibile intervenire sulla fessurazione, riparando la superficie riapplicando la stessa tipologia di resina usata in origine a prescindere dalla sua finitura.

Le resine non richiedono prodotti particolari per la loro pulizia in quanto, essendo impermeabili, non assorbono agenti esterni e facilitano la pulizia della superficie.

DiArch. Gabriele Passafiume

Chi era Ieoh Ming Pei, l’architetto che disegnò il Louvre

Venuto a mancare lo scorso 16 maggio all’età di 102 anni, Ieoh Ming Pei è stato uno degli ultimi grandi maestri dell’architettura modernista. L’architetto cinese, naturalizzato statunitense, vinse il premio Pritzker nel 1983 per aver “dato a questo secolo alcuni dei più belli spazi interni e forme esterne”. Studiò al Massachusetts Institute of Technology, dove si laureò nel 1940. In seguito, nel 1946, ottenne il master in architettura ad Harvard dove ebbe l’occasione di conoscere e diventare allievo di Gropius e Breuer. Nel 1955 Pei aprì finalmente un suo studio d’architettura che chiamò I. M. Pei & Partners fino al 1989, quando venne rinominato Pei Cobb Freed & Partners per premiare il lavoro di James Ingo Freed e Henry N. Cobb.

Ieoh Ming Pei – Foto by Dezeen

Probabilmente conosciuto soprattutto come il progettista che si occupò della ristrutturazione e dell’ampliamento del Grand Louvre, nel corso della sua carriera ha realizzato oltre 60 progetti sparsi in tutto il mondo dimostrando di saper usare alla perfezione materiali come il vetro, la pietra, l’acciaio e il calcestruzzo.

Ieoh Ming Pei - Louvre
I.M. Pei in posa per una foto davanti la piramide di vetro del Louvre, da lui progettata, prima della sua inaugurazione a Parigi. (Foto: AP)

Il discusso progetto del Grand Louvre

Ieoh Ming Pei fu scelto nel 1983 dall’allora presidente francese François Mitterrand per progettare il nuovo grande ingresso che sarebbe servito ad accogliere il crescente numero di visitatori e riorganizzare gli interni del museo. Fu lui a progettare la piramide, la cui entrata fu aperta nel marzo del 1989, curiosamente l’anno del bicentenario della Rivoluzione francese.
Con la piramide, il Museo del Louvre assunse una nuova dimensione, diventando un riferimento nazionale ed internazionale e amato da visitatori e parigini al punto da diventare un vero e proprio simbolo.

Louvre - vista esterna
Vista esterna della piramide di ingresso del Louvre, sulla Cour Napoléon – Foto by Pei Cobb Freed & Partners

All’inizio però fu inviso all’opinione pubblica in quanto rappresentava un intervento aggressivo in un sito già consolidato.
Nonostante questo il progetto è riuscito a dialogare e farsi accettare dal contesto grazie anche alla consapevolezza che il complesso edilizio su cui si interveniva era la risultante di una serie di interventi realizzati nell’arco di 800 anni.

Ieoh Ming Pei – Piramide Louvre - Interno
Ieoh Ming Pei – Piramide Louvre (Interno) – Foto by Pei Cobb Freed & Partners

I.M. Pei oltre il Louvre

La carriera dell’architetto cinese però di certo non si può ridurre al progetto delle piramidi del Louvre. Le sue realizzazioni hanno aggiunto eleganza ai paesaggi di tutto il mondo con le loro potenti forme geometriche e con i loro esterni meravigliosamente progettati. Tra queste ci sono l’imponente grattacielo Bank of China in acciaio e vetro a Hong Kong o il Deutsches Historisches Museum di Berlino.

Ieoh Ming Pei - Bank of China Tower
Ieoh Ming Pei – Bank of China Tower – Foto by WiNG

Pei ha ricercato scrupolosamente ogni progetto, studiandone gli usi e relazionandoli all’ambiente. Ma era anche interessato all’architettura come all’arte e all’effetto che poteva creare. “Ad un certo livello il mio obiettivo è semplicemente quello di dare alle persone piacere nell’essere in uno spazio e girovagare intorno”, ha detto. “Ma penso anche che l’architettura possa raggiungere un livello in cui influenza le persone a voler fare qualcosa di più con le loro vite. Questa è la sfida che trovo più interessante.”

Ieoh Ming Pei - Deutsches Historisches Museum
Deutsches Historisches Museum – Foto by Hanlu-temp

Il suo lavoro ha attraversato decenni, a partire dalla fine degli anni ’40 e proseguendo nel nuovo millennio. Due dei suoi ultimi grandi progetti, il Museum of Islamic Art, situato su un’isola artificiale appena fuori dal lungomare di Doha, in Qatar e il Macau Science Center, in Cina, sono stati inaugurati nel 2008 e nel 2009. Ha progettato anche in Italia, realizzando nel 2010 il Palazzo Lombardia, attuale sede regionale.

Palazzo Lombardia - Pei
Palazzo Lombardia – Foto by Pei Cobb Freed & Partners
DiArch. Gabriele Passafiume

Soffitto teso

Durante ristrutturazioni o interventi di nuova costruzione di spazi privati o di luoghi aperti al pubblico uno degli elementi su cui si può intervenire per personalizzare l’ambiente è il controsoffitto. In molti casi però gli elevati costi, gli elevati tempi di realizzazione o la difficoltà di esecuzione non danno la possibilità di osare e costringono a soluzioni spesso troppo semplificate per non dire banali.
In quest’ottica esiste un prodotto che permette di sostituire il controsoffitto classico in cartongesso e realizzare installazioni dall’elevato livello estetico e funzionale: il soffitto teso.

Soffitto teso retroilluminato
Soffitti tesi retroilluminati e in 3D per un progetto di un bar – Foto by Tensocielo

Cosa è un soffitto teso e come si installa

Il soffitto teso è un’ottima alternativa al tradizionale cartongesso e si installa rapidamente e senza difficoltà.
Non è altro che una particolare membrana composta da un polimero a memoria di forma la cui formula è di proprietà della Barrisol che detiene il brevetto di fabbricazione e di composizione del materiale.
Il sistema di montaggio è molto semplice. Il telo, prodotto con una riduzione del 7% rispetto alla dimensione della superficie, viene scaldato ad una temperatura di oltre 60° attraverso appositi generatori di aria calda per permetterne la dilatazione. Successivamente viene ancorato ad un profilo perimetrale in pvc o alluminio tramite un arpione saldato sul telo stesso. Una volta raffreddato il telo si ritira e rende la superficie perfettamente planare.

Tensocielo, azienda leader nel settore, ci mostra l’installazione di un soffitto teso

Una volta installato non necessita di manutenzione tranne nei casi in cui è presente una retroilluminazione che richiede periodicamente la sostituzione delle lampade. In caso di bisogno comunque può essere smontato e rimontato facilmente tutte le volte che si vuole senza alterare le sue proprietà.

Soffitto teso - palestra
Illuminazione di una palestra effettuata attraverso l’impiego di soffitti tesi traslucidi. Foto byTensocielo

Vantaggi e caratteristiche dei soffitti tesi

I soffitti tesi si distinguono per la loro leggerezza (180 g/mq circa), la loro resistenza e l’elevata elasticità, caratteristiche che permettono la realizzazione di applicazioni su misura in breve tempo e coprire aree sino a 50 Mq senza avvallamenti e senza sospensioni verticali. Danno la possibilità di coprire qualsiasi forma o dimensione e di incorporare qualsiasi elemento a sospensione o incastro, come faretti o bocchette.

  • Resistente all’umidità
  • Impermeabile
  • Smontabile e rimontabile con facilità
  • Adattabile a qualsiasi forma e dimensione
  • Economico
  • Personalizzabile
  • Influisce positivamente sul confort termico e acustico
  • Verniciabile
  • Retroilluminabile
Soffitto teso area espositiva
Zona espositiva con soffitto traslucido “light”, emana una luce soffusa e continua. Corpo reception tridimensionale traslucido con retroilluminazione RGB. Foto by Tensocielo
DiArch. Gabriele Passafiume

Solid Surface: materiale innovativo per il design e l’architettura

Per un architetto la scelta dei materiali più adatti è fondamentale per la buona riuscita di un progetto. L’importanza dei materiali è tale che agli inizi degli anni ottanta si decise di creare un ramo progettuale specifico chiamato CMF (Colori, Materiali, Finiture), definizione coniata dal designer italiano Clino T. Castelli. Da lì in avanti si è sentito sempre di più il bisogno di ricercare e sperimentare materiali e tecnologie via via più performanti e rispondenti a specifiche caratteristiche prestazionali. Le scelte che fanno propendere per questo o quell’altro prodotto infatti dipendono oggi da più fattori: qualità estetica e tecnologica, compatibilità costruttiva, libertà progettuale, lavorabilità, versatilità e soprattutto ecosostenibilità. Per questo motivo è importante adoperare materiali che soddisfino tutti questi requisiti.
In questo articolo parleremo di quella tipologia di prodotto che ha come punti di forza proprio tutte quelle proprietà che abbiamo appena nominato: il solid surface.

Illustreremo le origini di questo innovativo materiale, le sue caratteristiche principali e ci addentreremo alla scoperta delle infinite applicazioni e utilizzi che può avere.

Lastra Hi-Macs - Solide surface
Una lastra di solid surface con texture Laser 0004 di HI-MACS®

Solid surface: cosa è?

Il solid surface è un materiale composito avanzato costituito da una miscela di minerali (idrossido di alluminio) e resine acriliche arricchita all’occorrenza da pigmenti. I minerali servono per donare resistenza meccanica al composto. Le resine servono per legare insieme tutti gli ingredienti e contribuiscono a donare igienicità rendendo il materiale idoneo al contatto con gli alimenti. Inoltre, essendo di tipo termoplastico, hanno anche la funzione di rendere il materiale malleabile e termoformabile.

Questi componenti vengono trattati attraverso procedimenti chimici e termici e il composto così ottenuto viene colato in stampi appositi per la realizzazione di lastre. Le lastre così formate possono avere uno spessore tra i 3 mm fino ad oltre 60 mm e sono perfettamente omogenee di composizione e di aspetto.

Questo materiale è stato inventato sul finire degli anni 60 da DuPont che l’ha commercializzato con il nome di Corian®. Ha cominciato a diffondersi però solo di recente quando, una volta scaduto il brevetto, anche altri produttori hanno cominciato a distribuirlo. Tra i marchi più famosi che lo producono, oltre a Corian, troviamo HI-MACS®, BETACRYL®, KRION® e STARON®.

Cucina - DuPont Corian - Solid surface

La cucina Floo disegnata da Karim Rashid, con superfici in DuPont ™ Corian® – Foto: Alexander Boehle

Proprietà del solid surface

Il solid surface, grazie alle sue caratteristiche strutturali, gode di alte prestazioni estetiche e funzionali e per questo soddisfa i più alti standard di qualità. Si presenta gradevole al tatto e omogeneo alla vista e le sue proprietà lo rendono estremamente vantaggioso rispetto ai materiali tradizionali. Possiede resistenze termiche, chimiche e meccaniche elevate, facilità di utilizzo e di recupero dell’aspetto originale quando sottoposto ad usura. È un materiale igienico, ecologico ed è personalizzabile potendo contare su un ampia gamma di forme e di colori.

  • Resistente all’usura, ai graffi, alle intemperie, alla luce solare, alle sollecitazioni, all’umidità e alla muffa.
  • Igienico: antibatterico, atossico, ipoallergenico, non poroso e quindi non penetrabile da sporcizia o macchie di inchiostro e caffè.
  • Ecologico: rinnovabile e riciclabile al 100%, non emette composti organici volatili.
  • Termoformabile: grazie alle sue caratteristiche chimiche è perfettamente modellabile e personalizzabile a piacimento.
  • Traslucente: quando viene fresato o tagliato in lastre sottili può essere attraversato dalla luce, questo lo rende all’occorrenza retroilluminabile.
  • Facile da pulire e da riparare: le sostituzioni e le manutenzioni sono ridotte al minimo. Spesso basta levigarlo per rimuovere eventuali imperfezioni legate all’usura.
  • Caratterizzato da giunti invisibili: quando diverse lastre vengono incollate tra di loro il punto di contatto è praticamente impercettibile. Questo permette di creare superfici omogenee e senza soluzioni di continuità.
  • Ignifugo
  • Impermeabile
  • Insonorizzante
Clinica di Barcellona realizzata in Krion - Solide surface
La hall di ingresso con reception di una clinica di Barcellona realizzata in KRION®

Lavorazioni sui solid surfaces

Il solid surface è un materiale molto facile da lavorare. Estremamente duttile se riscaldato, può essere modellato per adattarlo a qualsiasi uso o fantasia del progettista e per questo offre una grandissima libertà progettuale. Inoltre può essere trattato facilmente con le tradizionali macchine per la lavorazione del legno o della plastica o con le macchine a controllo numerico (CNC), permettendo di realizzare qualsiasi forma o qualsiasi trama, anche la più complessa.

  • Fresatura tradizionale
  • Incisione laser
  • Incisione fresa CNC
  • Termoformatura
  • Piegatura
  • Incollaggio
  • Levigatura
HI-MACS® ci mostra una delle lavorazioni più affascinanti del solid surface: la termoformatura

Ambiti di applicazione del solid surface

Inizialmente pensata solo per essere usata in bagni e cucine, la pietra acrilica adesso rappresenta un punto di riferimento per qualsiasi ambito di progettazione, dal design all’architettura, dagli ambienti indoor a quelli outdoor fino alle facciate ventilate.
Grazie alle sue proprietà e ai diversi tipi di lavorazione cui può essere sottoposta ha impieghi davvero illimitati, si presta ad ogni stile e si amalgama bene con qualsiasi tipo di materiale. Utilizzata anche per la creazione di oggettistica e di elementi di arredo, è adatta anche per applicazioni verticali su pareti.
L’ampia gamma di colori la rende anche adattabile al brand identity di qualunque marchio.

  • Privato: mobili di arredo, top per le cucine con lavello integrato, piatti doccia o vasche da bagno, controsoffitti.
  • Pubblico: rivestimenti pareti divisorie, tavoli riunione.
  • Alberghiero e ristorazione: tavoli, banconi bar e reception.
  • Commerciale: display, banco, rivestimento pareti.
  • Trasporti: banchi check-in aeroporti, stazioni ferroviarie.
  • Scolastico: banchi, cattedre, rivestimenti.
  • Sanitario: piani di lavoro, controsoffitti laboratori, lavandini di decontaminazione.
  • Edile: pareti esterne ventilate, pareti retroilluminate, rivestimenti esterni.
  • Nautico: la resistenza alle intemperie e alla corrosione la rendono ideale per il design nautico.
  • Oggetti di design: lampade, porta bottiglie, sculture ecc…
  • Allestimenti: utile per impreziosire musei o showroom.
Scultura Quico Torres - Krion - Solid surface
Scultura dell’artista Quico Torres realizzata in KRION®

Uso e manutenzione dei solid surfaces

Abbiamo più volte sottolineato le proprietà di resistenza di questo innovativo materiale che permettono di ridurre al minimo le operazioni di manutenzione, riparazione o sostituzione. Tuttavia, se usato in modo scorretto, non è esente da usura o danneggiamento. Per evitare che questo accada sono necessarie quindi alcune accortezze.

  • Evitare solventi organici: in conseguenza della natura termoplastica della resina il contatto diretto di solventi può danneggiare le superfici.
  • Attenti alla levigatura: per quanto utile a nascondere imperfezioni dovute all’usura, la levigatura rimuove sempre un po’ di materiale quindi potrebbero crearsi degli avvallamenti.
  • Pulire tramite panni in microfibra o spugne imbevute con semplice acqua o saponi liquidi.
  • Evitare contatto prolungato con superfici roventi: nonostante sia molto resistente non dimentichiamo che il solid surface è un materiale termoformabile, quindi il contatto con pentole o padelle appena tolte dal fuoco potrebbe causare dilatazioni non gradevoli.