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DiArch. Gabriele Passafiume

Soffitto teso

Durante ristrutturazioni o interventi di nuova costruzione di spazi privati o di luoghi aperti al pubblico uno degli elementi su cui si può intervenire per personalizzare l’ambiente è il controsoffitto. In molti casi però gli elevati costi, gli elevati tempi di realizzazione o la difficoltà di esecuzione non danno la possibilità di osare e costringono a soluzioni spesso troppo semplificate per non dire banali.
In quest’ottica esiste un prodotto che permette di sostituire il controsoffitto classico in cartongesso e realizzare installazioni dall’elevato livello estetico e funzionale: il soffitto teso.

Soffitto teso retroilluminato
Soffitti tesi retroilluminati e in 3D per un progetto di un bar – Foto by Tensocielo

Cosa è un soffitto teso e come si installa

Il soffitto teso è un’ottima alternativa al tradizionale cartongesso e si installa rapidamente e senza difficoltà.
Non è altro che una particolare membrana composta da un polimero a memoria di forma la cui formula è di proprietà della Barrisol che detiene il brevetto di fabbricazione e di composizione del materiale.
Il sistema di montaggio è molto semplice. Il telo, prodotto con una riduzione del 7% rispetto alla dimensione della superficie, viene scaldato ad una temperatura di oltre 60° attraverso appositi generatori di aria calda per permetterne la dilatazione. Successivamente viene ancorato ad un profilo perimetrale in pvc o alluminio tramite un arpione saldato sul telo stesso. Una volta raffreddato il telo si ritira e rende la superficie perfettamente planare.

Tensocielo, azienda leader nel settore, ci mostra l’installazione di un soffitto teso

Una volta installato non necessita di manutenzione tranne nei casi in cui è presente una retroilluminazione che richiede periodicamente la sostituzione delle lampade. In caso di bisogno comunque può essere smontato e rimontato facilmente tutte le volte che si vuole senza alterare le sue proprietà.

Soffitto teso - palestra
Illuminazione di una palestra effettuata attraverso l’impiego di soffitti tesi traslucidi. Foto byTensocielo

Vantaggi e caratteristiche dei soffitti tesi

I soffitti tesi si distinguono per la loro leggerezza (180 g/mq circa), la loro resistenza e l’elevata elasticità, caratteristiche che permettono la realizzazione di applicazioni su misura in breve tempo e coprire aree sino a 50 Mq senza avvallamenti e senza sospensioni verticali. Danno la possibilità di coprire qualsiasi forma o dimensione e di incorporare qualsiasi elemento a sospensione o incastro, come faretti o bocchette.

  • Resistente all’umidità
  • Impermeabile
  • Smontabile e rimontabile con facilità
  • Adattabile a qualsiasi forma e dimensione
  • Economico
  • Personalizzabile
  • Influisce positivamente sul confort termico e acustico
  • Verniciabile
  • Retroilluminabile
Soffitto teso area espositiva
Zona espositiva con soffitto traslucido “light”, emana una luce soffusa e continua. Corpo reception tridimensionale traslucido con retroilluminazione RGB. Foto by Tensocielo
DiArch. Gabriele Passafiume

Solid Surface: materiale innovativo per il design e l’architettura

Per un architetto la scelta dei materiali più adatti è fondamentale per la buona riuscita di un progetto. L’importanza dei materiali è tale che agli inizi degli anni ottanta si decise di creare un ramo progettuale specifico chiamato CMF (Colori, Materiali, Finiture), definizione coniata dal designer italiano Clino T. Castelli. Da lì in avanti si è sentito sempre di più il bisogno di ricercare e sperimentare materiali e tecnologie via via più performanti e rispondenti a specifiche caratteristiche prestazionali. Le scelte che fanno propendere per questo o quell’altro prodotto infatti dipendono oggi da più fattori: qualità estetica e tecnologica, compatibilità costruttiva, libertà progettuale, lavorabilità, versatilità e soprattutto ecosostenibilità. Per questo motivo è importante adoperare materiali che soddisfino tutti questi requisiti.
In questo articolo parleremo di quella tipologia di prodotto che ha come punti di forza proprio tutte quelle proprietà che abbiamo appena nominato: il solid surface.

Illustreremo le origini di questo innovativo materiale, le sue caratteristiche principali e ci addentreremo alla scoperta delle infinite applicazioni e utilizzi che può avere.

Lastra Hi-Macs - Solide surface
Una lastra di solid surface con texture Laser 0004 di HI-MACS®

Solid surface: cosa è?

Il solid surface è un materiale composito avanzato costituito da una miscela di minerali (idrossido di alluminio) e resine acriliche arricchita all’occorrenza da pigmenti. I minerali servono per donare resistenza meccanica al composto. Le resine servono per legare insieme tutti gli ingredienti e contribuiscono a donare igienicità rendendo il materiale idoneo al contatto con gli alimenti. Inoltre, essendo di tipo termoplastico, hanno anche la funzione di rendere il materiale malleabile e termoformabile.

Questi componenti vengono trattati attraverso procedimenti chimici e termici e il composto così ottenuto viene colato in stampi appositi per la realizzazione di lastre. Le lastre così formate possono avere uno spessore tra i 3 mm fino ad oltre 60 mm e sono perfettamente omogenee di composizione e di aspetto.

Questo materiale è stato inventato sul finire degli anni 60 da DuPont che l’ha commercializzato con il nome di Corian®. Ha cominciato a diffondersi però solo di recente quando, una volta scaduto il brevetto, anche altri produttori hanno cominciato a distribuirlo. Tra i marchi più famosi che lo producono, oltre a Corian, troviamo HI-MACS®, BETACRYL®, KRION® e STARON®.

Cucina - DuPont Corian - Solid surface

La cucina Floo disegnata da Karim Rashid, con superfici in DuPont ™ Corian® – Foto: Alexander Boehle

Proprietà del solid surface

Il solid surface, grazie alle sue caratteristiche strutturali, gode di alte prestazioni estetiche e funzionali e per questo soddisfa i più alti standard di qualità. Si presenta gradevole al tatto e omogeneo alla vista e le sue proprietà lo rendono estremamente vantaggioso rispetto ai materiali tradizionali. Possiede resistenze termiche, chimiche e meccaniche elevate, facilità di utilizzo e di recupero dell’aspetto originale quando sottoposto ad usura. È un materiale igienico, ecologico ed è personalizzabile potendo contare su un ampia gamma di forme e di colori.

  • Resistente all’usura, ai graffi, alle intemperie, alla luce solare, alle sollecitazioni, all’umidità e alla muffa.
  • Igienico: antibatterico, atossico, ipoallergenico, non poroso e quindi non penetrabile da sporcizia o macchie di inchiostro e caffè.
  • Ecologico: rinnovabile e riciclabile al 100%, non emette composti organici volatili.
  • Termoformabile: grazie alle sue caratteristiche chimiche è perfettamente modellabile e personalizzabile a piacimento.
  • Traslucente: quando viene fresato o tagliato in lastre sottili può essere attraversato dalla luce, questo lo rende all’occorrenza retroilluminabile.
  • Facile da pulire e da riparare: le sostituzioni e le manutenzioni sono ridotte al minimo. Spesso basta levigarlo per rimuovere eventuali imperfezioni legate all’usura.
  • Caratterizzato da giunti invisibili: quando diverse lastre vengono incollate tra di loro il punto di contatto è praticamente impercettibile. Questo permette di creare superfici omogenee e senza soluzioni di continuità.
  • Ignifugo
  • Impermeabile
  • Insonorizzante
Clinica di Barcellona realizzata in Krion - Solide surface
La hall di ingresso con reception di una clinica di Barcellona realizzata in KRION®

Lavorazioni sui solid surfaces

Il solid surface è un materiale molto facile da lavorare. Estremamente duttile se riscaldato, può essere modellato per adattarlo a qualsiasi uso o fantasia del progettista e per questo offre una grandissima libertà progettuale. Inoltre può essere trattato facilmente con le tradizionali macchine per la lavorazione del legno o della plastica o con le macchine a controllo numerico (CNC), permettendo di realizzare qualsiasi forma o qualsiasi trama, anche la più complessa.

  • Fresatura tradizionale
  • Incisione laser
  • Incisione fresa CNC
  • Termoformatura
  • Piegatura
  • Incollaggio
  • Levigatura
HI-MACS® ci mostra una delle lavorazioni più affascinanti del solid surface: la termoformatura

Ambiti di applicazione del solid surface

Inizialmente pensata solo per essere usata in bagni e cucine, la pietra acrilica adesso rappresenta un punto di riferimento per qualsiasi ambito di progettazione, dal design all’architettura, dagli ambienti indoor a quelli outdoor fino alle facciate ventilate.
Grazie alle sue proprietà e ai diversi tipi di lavorazione cui può essere sottoposta ha impieghi davvero illimitati, si presta ad ogni stile e si amalgama bene con qualsiasi tipo di materiale. Utilizzata anche per la creazione di oggettistica e di elementi di arredo, è adatta anche per applicazioni verticali su pareti.
L’ampia gamma di colori la rende anche adattabile al brand identity di qualunque marchio.

  • Privato: mobili di arredo, top per le cucine con lavello integrato, piatti doccia o vasche da bagno, controsoffitti.
  • Pubblico: rivestimenti pareti divisorie, tavoli riunione.
  • Alberghiero e ristorazione: tavoli, banconi bar e reception.
  • Commerciale: display, banco, rivestimento pareti.
  • Trasporti: banchi check-in aeroporti, stazioni ferroviarie.
  • Scolastico: banchi, cattedre, rivestimenti.
  • Sanitario: piani di lavoro, controsoffitti laboratori, lavandini di decontaminazione.
  • Edile: pareti esterne ventilate, pareti retroilluminate, rivestimenti esterni.
  • Nautico: la resistenza alle intemperie e alla corrosione la rendono ideale per il design nautico.
  • Oggetti di design: lampade, porta bottiglie, sculture ecc…
  • Allestimenti: utile per impreziosire musei o showroom.
Scultura Quico Torres - Krion - Solid surface
Scultura dell’artista Quico Torres realizzata in KRION®

Uso e manutenzione dei solid surfaces

Abbiamo più volte sottolineato le proprietà di resistenza di questo innovativo materiale che permettono di ridurre al minimo le operazioni di manutenzione, riparazione o sostituzione. Tuttavia, se usato in modo scorretto, non è esente da usura o danneggiamento. Per evitare che questo accada sono necessarie quindi alcune accortezze.

  • Evitare solventi organici: in conseguenza della natura termoplastica della resina il contatto diretto di solventi può danneggiare le superfici.
  • Attenti alla levigatura: per quanto utile a nascondere imperfezioni dovute all’usura, la levigatura rimuove sempre un po’ di materiale quindi potrebbero crearsi degli avvallamenti.
  • Pulire tramite panni in microfibra o spugne imbevute con semplice acqua o saponi liquidi.
  • Evitare contatto prolungato con superfici roventi: nonostante sia molto resistente non dimentichiamo che il solid surface è un materiale termoformabile, quindi il contatto con pentole o padelle appena tolte dal fuoco potrebbe causare dilatazioni non gradevoli.
DiArch. Gabriele Passafiume

Realizzare o sanare una veranda: guida per la regione Sicilia

Avete acquistato un nuovo appartamento pertanto avete il desiderio di realizzare una veranda per aumentare la superficie abitabile o sanare quella eventualmente già presente? In questo articolo vi spiegheremo cosa bisogna fare e quanto costa.

Normativa per realizzare o sanare una veranda

Iniziamo col dire che la Sicilia è una regione a statuto speciale e quindi, avendo autonomia legislativa, non sempre è sottoposta alle normative nazionali. Nel caso specifico la realizzazione delle verande è regolamentata dall’Art. 20 della L.R. 4/2003. Quest’ultimo stabilisce una deroga ad ogni altra disposizione di legge esonerando dal permesso di costruire e da qualsiasi altra autorizzazione tutte le strutture definite precarie che hanno una superficie minore di 50 mq.
La legge stabilisce altresì che non costituiscono aumento di superficie utile o di volume né modifica della sagoma della costruzione.

Nel caso di strutture precarie con superficie superiore a 50 mq o nel caso di immobili ricadenti su aree sottoposte a vincolo è necessaria l’acquisizione preventiva del nulla osta da parte della Soprintendenza.

Definizione di struttura precaria

Ma cosa si intende esattamente per struttura precaria?
Una struttura precaria non è altro che un opera realizzata in modo tale da essere facilmente rimovibile. Quindi la sua applicazione non deve comportare la creazione di strutture in muratura o fondazioni. Altresì bisogna garantire che non vengano modificati o rimossi gli infissi esterni.

Infissi esterni

Oltre alle verande rientrano nella categoria tutte le strutture aperte almeno da un lato, quali tettoie, pensiline o gazebo.

Cosa bisogna fare quindi per realizzare regolarmente una veranda?

Precedentemente abbiamo visto che per la realizzazione di una veranda non c’è bisogno di nessuna autorizzazione.
Il proprietario dell’unità immobiliare quindi, contemporaneamente all’inizio dei lavori, si dovrà limitare a presentare al comune di appartenenza una relazione firmata da un professionista abilitato. Quest’ultimo dovrà assicurarsi che l’opera rispetti le norme di sicurezza, urbanistiche e igienico-sanitarie vigenti e che l’intervento non ricada su uno dei prospetti principali.
La veranda inoltre non deve superare il 20% della volumetria dell’immobile e non deve cambiare la destinazione d’uso originaria delle superfici modificate.

Dopo i lavori bisognerà provvedere alla variazione catastale.
Poiché la realizzazione della veranda comporta un aumento della cubatura, nel caso in cui faccia parte di un edificio condominiale andranno ricalcolate le quote millesimali.

Quanto costa realizzare una veranda?

Veniamo adesso ai costi.
Unitamente alla consegna della relazione tecnica (vedi paragrafo precedente) bisogna versare al comune la quota di 100 euro a titolo di diritti di segreteria più un ulteriore quota chiamata oblazione. L’ammontare di quest’ultima dipende dal modo in cui è realizzata la veranda. Nel caso in cui si trovi a filo con l’eventuale piano o tettoia soprastante sarà di 25,00 euro al mq. Viceversa la quota da versare sarà di 50,00 euro per ogni mq.

Veranda a filo - non a filo

Inoltre ci vorranno 50,00 euro per l’aggiornamento catastale più ovviamente l’onorario a favore del professionista che redige la relazione tecnica.

Cosa fare invece per sanare una veranda già realizzata?

Il già citato art. 20 della L.R. 4/2003 al comma 5 afferma che le disposizioni contenute nella legge si applicano anche per la regolarizzazione delle opere già realizzate. Ovviamente nel caso in cui siano della stessa tipologia (strutture precarie) e se conformi alle disposizioni normative vigenti.

Diverso il caso delle attività commerciali o produttive. Ferma restando la conformità alle normative di sicurezza e igienico-sanitarie i proprietari possono regolarizzare le opere solo dopo aver chiesto l’autorizzazione al comune. In più vi è il limite del 10% della superficie utile per un massimo di 60 mq.

Ricapitolando

In sintesi ecco le cose da fare per poter realizzare o sanare una veranda:

  • Presentare al comune una relazione tecnica asseverata da un professionista abilitato allegando il pagamento dei diritti di segreteria.
  • Acquisire il nulla osta da parte della Soprintendenza nel caso in cui l’intervento ricada su un area sottoposta a vincolo.
  • Aggiornamento del catasto.

Di seguito invece un elenco delle condizioni che il professionista deve garantire vengano rispettate:

  • Evitare di modificare o rimuovere gli infissi esterni.
  • Assicurarsi che le opere rientrino nella categoria di “strutture precarie”.
  • Assicurarsi che l’intervento non ricada sul prospetto principale.
  • Rispettare il limite del 20% della volumetria del fabbricato.
  • Non variare la destinazione d’uso della superficie oggetto di modifica.
  • Rispettare le normative urbanistiche, di sicurezza e igienico-sanitarie vigenti.