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DiArch. Christian Ruisi

Il giardino verticale: soluzione per combattere il caldo in casa

Negli ultimi anni l’inquinamento e l’effetto serra hanno modificato notevolmente il nostro ecosistema, creando estati con temperature torride. Durante il periodo estivo le nostre dolci case si trasformano in veri e propri forni causandoci spiacevoli problemi quali malumore, sudorazione, insonnia ecc.

Durante le ore serali, la temperatura all’interno delle nostre abitazioni è sempre maggiore rispetto a quella percepita all’esterno della casa. Il notevole aumento di temperatura, (fino a 10° in più rispetto all’esterno) può rendere spiacevole la vita domestica e difficoltoso il riposo.

Questo fenomeno è da imputare all’accumulo termico.

Accumulo termico dei materiali

L’accumulo termico rappresenta la capacità di un materiali di immagazzinare energia termica e di rilasciarla successivamente nell’ambiente.

L’intero processo è caratterizzato da tre fasi distinte:

  • Assorbire calore.
  • Conservare l’energia immagazzinata.
  • Rilasciare il calore assorbito.

L’immagine sottostante ci schematizza il funzionamento dell’accumulo termico.

DI GIORNO: i raggi solari scaldano la superficie esterna della nostra parete e questa inizierà ad assorbire calore.

DI NOTTE: Tutto il calore assorbito dalla nostra parete verrà disperso all’interno dell’ambiente domestico.

Il giardino verticale

giardino verticale

Per risolvere il problema del caldo nelle nostre abitazioni senza dover azionare costantemente sistemi dispendiosi, come climatizzatori e altro, basterà realizzare un giardino verticale.

Questa tecnica consiste nel ricoprire tutta la parete perimetrale della casa con un manto vegetale, proteggendo il muro dai raggi solari, in modo da non avviare il processo di accumulo termico della parete.

I giardini verticali sono realizzati su pannelli, moduli assemblabili e reti metalliche. Questi variano a seconda delle essenze vegetali che si vogliono utilizzare. A titolo esemplificativo le reti metalliche vengono utilizzate se utilizziamo delle piante rampicanti quali vite americana, edera ecc..

L’immagine sottostante ci schematizza il funzionamento del giardino verticale.

I raggi solari irraggiano la folta vegetazione che andrà a scaldare l’intercapedine che si trova tra la parete vegetale e il muro, a sua volta il calore salirà in alto disperdendosi nell’ambiente.

I benefici del giardino verticale sono svariati:

  • Crea un isolamento termico naturale riducendo l’accumulo termico delle pareti.
  • Reintroduce la natura all’interno della città.
  • Crea una barriera naturale contro l’inquinamento acustico.
  • Purifica l’aria assorbendo le polveri sottili e la C0².
  • Migliora l’aspetto estetico dell’immobile.

Il bosco verticale

giardino verticale

Il bosco verticale è stato progettato dal Boeri Studio e per la sua natura innovativa e sperimentale nel 2015 è stato premiato come miglior architettura del mondo.

Questa architettura mira a reintrodurre la natura all’interno della città, evolvendo il concetto di giardino verticale, infatti, non si limita a ricoprire le facciate degli edifici con un manto vegetale, ma introduce all’interno dei terrazzi, situati nei diversi piani, delle vasche di coltura adibite ad ospitare diverse essenze vegetali.

Il bosco verticale è costituito da due torri di diversa altezza (18 e 26 metri) e ospita 15.000 piante, 800 alberi e 4.500 arbusti. Le diverse varietà vegetali permettono la creazione di una scenografia in costante mutamento, infatti, nelle diverse stagioni si alterneranno giochi di colori e sfumature varie.

Conclusioni

Abbiamo visto che non occorre utilizzare tecnologie dispendiose e complesse per risolvere momentaneamente i nostri problemi, ma possiamo utilizzare alternative ecologiche che durino nel tempo. Il nostro consiglio è quello di reintrodurre la natura all’interno delle nostre vite, infatti, non solo ci aiuterà a migliorerà la nostra salute ma andrà a limitare l’inquinamento salvaguardando il nostro ecosistema.

DiArch. Christian Ruisi

Le alternative al Parquet naturale

La realizzazione di un pavimento in parquet è una tra le più frequenti richieste effettuate dai clienti nelle ristrutturazione di ambienti domestici.

La scelta del parquet è diventata molto popolare per la particolare eleganza che una pavimentazione in legno può donare alla propria abitazione. I vantaggi che si hanno scegliendo di realizzare un pavimento in parquet nella propria casa sono molteplici:

  • Dialoga perfettamente sia con uno stile classico che moderno.
  • Dona calore all’intero dell’ambiente.
  • Dilata o restringe lo spazio in base all’orientamento di posa dei listelli.
  • Introduce la natura all’interno della casa.
  • Al tatto è caldo e naturale.
  • Rappresenta uno “status symbol”.

Di contro il parquet richiede molta manutenzione ed ha un costo non indifferente (da 30€ a 70€ al mq).

ESEMPIO:
– La nostra stanza è di 16 mq
– il costo del parquet varierà (in base al modello che scegliamo) dai 500€ fino ad arrivare ai 1.100€

Per questi due importanti motivi abbiamo deciso di parlarvi delle alternative al parquet, analizzandone pro e contro, al fine di trovare quello più adatto alle vostre esigenze.

I pavimenti laminati

I pavimenti laminati sono quelli che maggiormente riproducono l’effetto del parquet. La differenza tra il parquet naturale e questo materiale è minima, infatti, i non esperti del settore non noteranno la differenza. Lo spessore di questo materiale varia da 6 mm a 12 mm e la posa avviene attraverso il sistema flottante (i pannelli vengono incastrati tra di loro, senza l’utilizzo di colle o chiodi).

PRO:

  • Sono più resistenti del parquet naturale
  • Resistono maggiormente all’usura
  • Sono facili da pulire.
  • Hanno un costo contenuto che varia da 5€ a 20€.

Non esistono contro degni di nota. L’unica vera differenza è che rimane pur sempre un materiale artificiale e non naturale.

In conclusione questo materiale è un ottima alternativa al parquet.

I pavimenti vinilici in PVC

L’acronimo LVT (Luxury Vynil Tiles) viene utilizzato per definire i pavimenti vinilici in PVC. Grazie allo spessore ridotto che varia da 1,5 mm ai 5 mm permette di posare il pavimento su quello preesistente, velocemente e senza dover rimuovere nulla. Infatti non andrà a ostacolare l’apertura di porte e porte-finestre.

In commercio esistono due tipi si pannelli vinilici in PVC:

  • Pannelli in PVC adesivi: la colla è già presente nel listello.
  • Pannelli in PVC flottanti: i pannelli vengono incastrati tra di loro, senza l’utilizzo di colle o chiodi.

PRO:

  • Sono impermeabili e possono essere utilizzati in ambienti umidi.
  • Sono facili da pulire.
  • Il PVC è totalmente riciclabile.
  • Hanno un costo contenuto che varia da:
    • 10€ a 30€ al mq per i pannelli adesivi.
    • 20€ a 40€ al mq per i pannelli flottanti.

CONTRO:

  • Visivamente è piatto e non presenta quella ruvidezza propria del parquet naturale.

In conclusione questo materiale rappresenta un alternativa valida al parquet per tutte quelle ristrutturazione che richiedono tempi ridotti e in special modo per attività commerciali.

Il gres porcellanato

Il gres porcellanato è un materiale innovativo creato in tempi recenti. Riproduci quasi fedelmente l’aspetto del legno unendo le proprietà del gres. Le piastrelle in gres hanno uno spessore che varia da 8 mm a 35 mm e la loro posa richiede la rimozione del pavimento preesistente.

PRO:

  • Per le sue proprietà è adatto per essere utilizzato in ambienti umidi.
  • E’ molto resistente.
  • E’ facile da pulire.
  • Può essere utilizzato per gli ambienti esterni.
  • Ha un costo contenuto che varia da 6€ a 60€

CONTRO:

  • Tra una piastrella e l’altra si vedono le fughe.

In conclusione questo materiale è consigliato a chi vuole avere in casa un parquet senza rinunciale alle proprietà resistenti del gres porcellanato.

Qual è la migliore alternativa al parquet?

Per concludere noi di ArchiFaber consigliamo:

  • Il PAVIMENTO LAMINATO per chi vuole un prodotto quanto più simile al parquet.
  • Il PAVIMENTO VINILICO IN PVC per le ristrutturazioni di attività commerciali.
  • Il GRES PORCELLANATO per chi predilige la resistenza all’estetica.
DiArch. Christian Ruisi

Valorizza la tua casa realizzando un Open Space

Il modo di vivere la casa si è evoluto nel tempo di pari passo allo sviluppo socio-culturale, infatti, prima della realizzazione dell’Open Space, la zona giorno (area costituita dagli ambienti utilizzati durante la giornata) presentava lunghi corridoi stretti e bui e una sequenza di piccole stanze adibite a:

  • Salotto
  • Cucina
  • Sala da pranzo
  • Soggiorno

Se la tua casa presenta questo tipo di organizzazione spaziale ti consigliamo di realizzare un Open Space per valorizzare al massimo la tua casa, di piccole o medie dimensioni, in modo da renderla più confortevole ai tuoi bisogni e più appetibile nel mercato immobiliare.

La nascita dell’Open Space

Il concetto di Open Space (spazio aperto) nasce intorno alla metà del novecento e crea una concezione nuova degli spazi lavorativi e domestici. Infatti grazie all’Open Space gli ambienti che prima venivano separati in base alla loro funzione (cucina, sala da pranzo, soggiorno e salotto) si fondono in un unico ambiente.

La realizzazione dell’Open Space non richiede lavori lunghi e dispendiosi, basterà abbattere alcuni tramezzi (partizioni murarie) in modo da poter unire uno o più ambienti.

I vantaggi dell’Open Space

Realizzare un Open Space permette di ottenere diversi vantaggi all’interno del nostro appartamento. Ne elencheremo alcuni:

  • Crea un ambiente più luminoso e arioso.
  • Migliora la percezione spaziale dell’ambiente domestico.
  • Favorisce la convivialità e la socialità tra gli abitanti dell’appartamento.
  • Crea un’ambiente multifunzionale.
  • Elimina il corridoio.
  • Rende la casa più appetibile a futuri compratori.
  • Aumenta il valore di mercato dell’immobile.

Nelle immagini in basso abbiamo inserito un progetto di ArchiFaber, per farvi vedere i benefici dell’Open Space per case di piccole e medie dimensioni.

PRIMA
Una volta entrati dall’ingresso ci troviamo dentro un piccolo disimpegno, seguito da un corridoio stretto e lungo, nel quale si inseriscono gli ingressi dei vari ambienti della zona giorno. La posizione centrale del corridoio non permette l’ingresso della luce, rendendo questo elemento totalmente buio. La dimensione delle stanze crea una sensazione di oppressione e la loro suddivisione crea un isolamento tra le persone che vivono la casa.
DOPO
Nel nostro progetto il salotto, il soggiorno e la cucina vengono uniti in un unico ambiente donando nuova vita alla casa. Infatti grazie all’abbattimento dei tramezzi abbiamo sfruttato tutti gli spazi disponibili, creando una zona giorno multifunzionale. L’Open Space ha permesso di ingrandire gli spazi, creare un ambiente luminoso e realizzare una cucina con isola centrale.
DiArch. Christian Ruisi

4 passaggi per stampare un oggetto in 3D

Vuoi sapere tutte le fasi che portano dall’idea di un’oggetto fino alla sua realizzazione? Ecco, vi spiegheremo i 4 passaggi fondamentali della stampa 3D.

  • FASE 1: Il primo passo da fare sarà quello di realizzare il modello tridimensionale dell’oggetto che vogliamo successivamente stampare. Esistono diversi software utili a questo scopo, sia gratuiti che in commercio. Ne elencheremo alcuni:
GRATUITI
Blender
SketchUp
123D Design
TinkerCAD
FreeCAD
IN COMMERCIO
AutoCAD
Fusione 360
Rhinoceros
3D Studio Max
Maya
  • FASE 2:  Una volta realizzato il modello 3D bisognerà esportare il file nel formato STL, acronimo di STereo Lithography. Questo formato contiene tutti i dati di natura geometrica necessari per la stampa 3D.
  • FASE 3: Facendo doppio click sul file .stl col tasto sinistro del mouse il file verrà aperto da un software di SLICING. Questi software andranno a rielaborare il file appena caricato e creeranno l’oggetto attraverso la successione di diversi strati orizzontali (layer), infatti, slicing in inglese vuol dire “affettare”. Inoltre all’interno di questo software sarà possibile gestire tutti i parametri della stampante (spessore strato, calore del letto di stampa, calore dell’estrusore ecc.). Una volta settati i vari parametri si dovrà salvare il file e il programma automaticamente andrà a creare un file in formato gcode. Esistono diversi software di slicing:
IN COMMERCIO
Simplify3D
Netfabb
FREE
Cura
Slic3r
IdeaMaker
  • FASE 4: Il file in formato .gcode si dovrà scaricare in una microSD e quest’ultima verrà inserita nella stampante 3D e una volta che si andrà a selezionare il file la stampa prenderà avvio. Ora non dovrete far altro che attendere la fine della stampa.

DiArch. Christian Ruisi

I benefici delle piante in casa

Negli ultimi anni la questione ambientale ha avuto un ruolo sempre più pressante nella nostra società. Infatti i danni causati dall’inquinamento, si riflettono sia sulla salute del pianeta che in quella umana.

Nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, iniziando proprio da casa nostra.

Le piante svolgono un ruolo fondamentale all’interno dei diversi ambienti domestici, infatti, grazie alle diverse colorazioni, caratteristiche fisiche e proprietà possono creare diversi benefici, quali:

  • Migliorare la qualità dell’aria.
  • Creare effetti cromatici che ravvivano gli ambienti.
  • Migliorare il nostro equilibro psico-fisico.

Non ci resta che introdurre la natura all’interno delle nostre case. Dobbiamo riappropriarci di quel legame Uomo-Natura esistente da millenni.

Le piante per purificare l’aria di casa

All’interno dei nostri appartamenti ci sono degli elementi inquinanti che vengono rilasciati dai mobili, vernici, materiali da costruzione, colle, detersivi ecc..

I principali inquinanti presenti nei nostri appartamenti sono:

  • Formaldeide
  • Benzene
  • Tricloroetilene
  • Xilene
  • Toluene

Queste pericolose sostanze organiche volatili vengono neutralizzate dagli enzimi metilotrofi delle piante.

Le piante valorizzano l’ambiente domestico

Per molti potrà sembrare una sciocchezza, ma le piante costituiscono quel qualcosa in più che permette di trasformare considerevolmente l’immagine che abbiamo di un ambiente.

Le piante, con le loro tonalità e sfumature, ravvivano gli ambienti della casa creando contrasti netti con gli arredi, con le tinte delle pareti e con i pavimenti.

Come potete vedere nell’immagine sottostante la presenza/assenza di piante ci fanno avvertire diversamente l’ambiente stesso.

“clima house” senza vegetazione – Progetto dell’Arch. Ruisi
“clima house ” con vegetazione – Progetto dell’Arch. Ruisi

Le piante aiutano il nostro equilibrio psico-fisico

Le piante o per meglio dire i loro colori influenzano il nostro equilibrio psico-fisico. L’importanza dei colori sulla psiche è stata studiata da molti psicologici, sociologi e artisti che hanno attributo ai colori diversi significati.

Nella nostra epoca il significato universale attribuito al verde è la sensazione di benessere e l’aumento di concentrazione.

Le piante da appartamento

Le piante presenti in questo elenco sono molto resistenti e richiedono poca cura per crescere sane e forti. Richiedono ambienti molto luminosi e non gradiscono particolarmente l’esposizione diretta del sole. Così come tutti gli altri tipi di piante è consigliabile annaffiarle quando il terreno è asciutto, in modo da non far ristagnare l’acqua e fare marcire le radici.

I valori di assorbimento delle sostanze inquinanti, presenti all’interno delle nostre case, varia a seconda del tipo pianta. Tutte svolgono egregiamente il compito per le quali sono state scelte.

DiArch. Christian Ruisi

Sisma bonus

L’Italia per la sua conformazione geografica è prevalentemente un territorio soggetto a rischio sismico.

Nel marzo del 2003 è stata emanata l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n° 3274 che suddivide il territorio italiano in 4 zone sismiche:

  • Zona 1: Sismicità alta
  • Zona 2: Sismicità medio-alta
  • Zona 3: Sismicità medio-bassa
  • Zona 4: Sismicità bassa
Classificazione sismica del 2015 del Dipartimento della protezione civile

Considerando che:

  • Molte case sono state realizzate prima che si utilizzassero nella fase progettuale tutti i calcoli antisismici diventati obbligatori molti anni dopo la loro costruzione
  • Le calamità sismiche hanno causato molti danni nel territorio ai beni immobili

È stata emanato il decreto legge n° 63/2013, andando a introdurre il “sisma bonus”, che consiste in detrazioni considerevoli per interventi rivolti a ridurre il rischio sismico delle singole unità immobiliari

Classificazione sismica degli edifici

Su ogni edificio è possibile determinare la classe di rischio sismico, che consiste nel valutare il danno che verrà subito da un edificio a seguito di un evento sismico non ancora avvenuto.

L’attestato di classificazione sismica (ACS) viene rilasciato da un tecnico abilitato.

Esistono 8 classi di rischio sismico:

  • Classe A+
  • Classe A
  • Classe B
  • Classe C
  • Classe D
  • Classe E
  • Classe F
  • Classe G

Detrazioni per ridurre il rischio sismico “sisma bonus”

Fino al 31 dicembre 2021 sarà possibile beneficiare della super agevolazione fiscale per gli interventi antisismici effettuati nelle singole unità abitative.

Sarà possibile ottenere la detrazione del 50% su una spesa massima di 96.000 euro.

Inoltre se gli interventi sono rivolti a ridurre il rischio sismico di una classe si avrà diritto ad una detrazione del 70% delle spese sostenute.

Ancora, se gli interventi riducono il rischio sismico di ben due classi si avrà diritto ad una detrazione dell’80% delle spese sostenute.

Esempio 1
il mio edificio rientra nella classe F
Gli interventi effettuati fanno rientrare l’immobile all’interno della classe E
avrò diritto alla detrazione del 70%
Esempio 2
il mio edificio rientra nella classe F
Gli interventi effettuati fanno rientrare l’immobile all’interno della classe D
avrò diritto alla detrazione del 80%

Requisiti e modalità per ottenere il “sisma bonus”

È necessario che gli interventi riguardino le unità abitative ricadenti nelle zone 1, 2 e 3.

Per beneficiare della detrazione occorre che i pagamenti per gli interventi descritti precedentemente vengano effettuati tramite bonifico bancario o postale.

La detrazione verrà ripartita in 5 quote annuali di pari importo.

Esempio
Abbiamo speso per gli interventi antisismici nel 2019 la somma di 90.000 euro
– il 50% di 90.000 euro= 45.000 euro
– 45.000 euro / 5 (quote annuali) = 9.000 euro l’anno
Quindi dal 2020 fino al 2025 avremo una detrazione annuale di 9.000 euro

In questo articolo abbiamo sintetizzato in punti chiave gli aspetti principali dell’agevolazione fiscale. Per maggiori informazioni sui tipi di intervento, requisiti e modalità di pagamento, scaricatevi il pdf esaustivo dal sito dell’agenzia delle entrate.

DiArch. Christian Ruisi

Agevolazioni fiscali 2019 per ristrutturare casa

Fino al 31 dicembre 2019 sarà possibile beneficiare della super agevolazione fiscale sancita dalla legge di bilancio del 2019 per le ristrutturazioni delle singole unità abitative.

Sarà possibile ottenere la detrazione del 50% su una spesa massima di 96.000 euro. Come direbbero i latini Carpe diem (“cogli l’attimo”) visto che dal primo Gennaio 2020 la detrazione verrà abbassata al 36% per una spesa massima di 48.000 euro.

Tipi di intervento per l’agevolazione fiscale 2019

I tipi di interventi per cui sarà possibile ottenere l’agevolazione fiscale 2019 sono svariati e riguardano un gran numero di opere realizzabili.

  • Rientrano le 4 categorie di interventi edilizi definite dal Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001):
    • Manutenzione ordinaria (solo per opere condominiali): per tutti “gli interventi […] di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;”
    • Manutenzione straordinaria: gli interventi riguardanti “le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso;”
    • Restauro e risanamento conservativo: per “gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità […] nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso […]. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio;”
    • Ristrutturazione edilizia: per “gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono […] anche quelli consistenti nella demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, […] fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica;”
  • I lavori effettuati per eliminare le barriere architettoniche: realizzazione di ascensori e rampe per disabili
  • Gli interventi volti al risparmio energetico: passaggio da una classe energetica ad un’altra con conseguente risparmio economico per climatizzare o riscaldare l’ambiente domestico
  • Lavori per ridurre il rischio sismico dell’unità immobiliare: In questo caso la percentuale di detrazione varierà in base al tipo di rischio.
  • Provvedimenti per prevenire furti in casa: rientrano tutti quei lavori di installazione e sostituzione di cancellate, recinzioni murarie, grate sulle finestre, telecamere di sicurezza, porte blindate, vetri antisfondamento ecc.
  • Le prestazioni professionali (Architetto, Ingegnere ecc.)

Requisiti e modalità per l’agevolazione fiscale 2019

Per beneficiare della detrazione occorre che i pagamenti per gli interventi descritti precedentemente vengano effettuati tramite bonifico bancario o postale.

La detrazione verrà ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Esempio:
Abbiamo speso per i lavori di ristrutturazione 90.000 euro.
– Il 50% di 90.000 euro = 45.000 euro
– 45.000 euro / 10 (quote annuali) = 4.500 euro l’anno
Quindi dal 2020 fino al 2030 avremo una detrazione annuale di 4.500 euro

In questo articolo abbiamo sintetizzato in punti chiave gli aspetti principali dell’agevolazione fiscale. Per maggiori informazioni sui tipi di intervento, requisiti e modalità di pagamento, scaricatevi il pdf esaustivo dal sito dell’agenzia delle entrate.

DiArch. Christian Ruisi

Che materiali utilizzare per la stampa 3D. Guida ai filamenti

Prima di stampare un oggetto è necessario scegliere a priori che materiale utilizzare per la stampa 3D.

I filamenti che possono essere utilizzati nella maggior parte delle stampanti 3D presentano una sezione di 1,75 mm. Esistono svariati tipi di filamento, i quali verranno scelti in base alle nostre esigenze.

Analizziamo nel dettaglio i diversi filamenti maggiormente adoperati:

Filamenti comuni per la stampa 3D

  • PLA (acido polilattico): Il materiale più utilizzato per la stampa 3D sia per la sua semplicità di utilizzo e sia per il prezzo economico. Il PLA è un materiale organico di origine vegetale e per questa sua caratteristica rientra nella categoria bio-sostenibile. Durante la fase di raffreddamento l’oggetto subisce una riduzione del 3%. Il processo di biodegradazione, che varia da 1 a 4 anni, inizia in particolari circostanze, quando il materiale si trova in ambienti che presentano un umidità superiore al 20% e temperatura superiore ai 60°.
    I PLA più economici causano rotture improvvise del filamento durante la stampa, presentano una sezione discontinua e causano un effetto ragnatela (chiamato Oozing) risolvibile attraverso un settaggio ad oc dello slycer.

    Per la stampa ottimale del PLA bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 190 ai 210 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dai 50 ai 60 gradi
  • ABS (acrilonitrile butadiene stirene): Questo materiale presenta delle buone caratteristiche meccaniche. È leggero, rigido ed è durevole nel tempo. Aspetto da non sottovalutare è che richiede un’ambiente ben areato in quanto durante l’estrusione produce fumi tossici che possono essere nocivi per la salute.

    Per la stampa ottimale dell’ABS bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 220 ai 240 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dagli 80 ai 100 gradi
  • PETG (Polietilene Tereftalato Glicole): Il PETG è il giusto compromesso tra PLA e ABS. Rispetto al PLA presenta una maggiore resistenza meccanica e non soffre del fattore di riduzione del 3% e rispetto all’ABS non produce fumi tossici durante la stampa. Esistono in commercio diversi colori di PETG compreso quello trasparente.

    Per la stampa ottimale del PETG bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 220 ai 240 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: 70 gradi

Filamenti flessibili per la stampa 3D

  • Nylon: Il Nylon presenta una resistenza meccanica superiore sia del PLA che dell’ABS ed è durevole nel tempo. Il suo più grande difetto, che fa preferire l’utilizzo di altri filamenti, è la sua grande difficoltà ad essere stampato.

    Per la stampa ottimale del Nylon bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 220 ai 250 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dai 60 agli 80 gradi
  • TPU (Poliuretano termoplastico): Materiale molto interessante, che per la sua caratteristica elastica, rientra all’interno della categoria dei filamenti flessibili (effetto gomma).

    Per la stampa ottimale del TPU bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 190 ai 230 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dai 20 ai 70 gradi

Filamenti idrosolubili per la stampa 3D

  • PVA (alcol polivinilico): Questo materiale si contraddistingue dagli altri filamenti per la sua caratteristica di essere idrosolubile. Infatti, messo in acqua inizierà a sciogliersi. Per questa sua caratteristica viene utilizzato per realizzare gli elementi di supporto durante la stampa (da utilizzare in presenza di doppio estrusore).

    Per la stampa ottimale del PVA bisogna settare determinati parametri:
    • Temperatura estrusore: dai 180 ai 220 gradi
    • Temperatura del piatto di stampa: dai 50 ai 60 gradi

N.B. Questi valori descritti sono indicativi. Controllate sempre i consigli sulle temperature dell’estrusore e del piatto di stampa forniti dal produttore dei filamenti e che troverete scritti sulle loro confezioni.

DiArch. Christian Ruisi

Stampante 3D. Quale scegliere?

In commercio esistono diversi modelli di stampanti 3D, che si inseriscono all’interno di due grandi macro-categorie:

  • Catersiana: le stampanti cartesiane, cosi come ci suggerisce il nome, usano come assi di riferimenti per la stampa gli assi X – Y – Z. Ciò vuol dire che l’estrusore e il piatto di stampa (chiamato Hotbed) si muoveranno lungo questi assi a seconda del modello di stampante 3D. Nella maggior parte delle stampanti cartesiane l’estrusore si muoverà lungo gli assi X e Z, mentre il piatto di stampa si muoverà lungo l’asse Y.
  • Delta: le stampanti delta, a differenza delle stampanti cartesiane che si muovono lungo gli assi X – Y – Z, sono costituite da 3 bracci, ognuno dei quali è dotato di un proprio motore che farà muovere l’estrusore nello spazio, invece, il piatto di stampa (chiamato Hotbed) resterà fermo.
Come funzionano le stampanti 3D cartesiane e delta

La differenza sostanziale tra le due stampanti è sia concettuale che di meccanica strutturale.

Stampante Delta o Cartesiana?

Analizziamo in breve i pro e i contro che contraddistinguono le due stampanti

Pro e contro della stampante 3D Cartesiana

PRO
Area di stampa maggiore (sfrutta l’intera superficie del piatto di stampa)
Facile da calibrare
Ridotte vibrazioni
Ideale per stampare forme squadrate
Più semplice da montare (nel caso in cui si compri un kit)
CONTRO
Velocità di stampa
Maggiore difficoltà nel realizzare forme curve
Limitata in altezza

Pro e contro della stampante 3D Delta

PRO
Velocità di stampa
Ideale per realizzare forme curve
Si possono stampare oggetti molto alti
CONTRO
Area di stampa minore (l’oggetto è inscritto all’interno del piatto circolare)
Difficile da calibrare
La struttura oblunga della stampante aumenta le vibrazioni man mano che si sale in altezza
Maggiore difficoltà nel realizzare forme squadrate
Più laboriosa da montare (nel caso in cui si compri un kit)

Considerazioni per scegliere la giusta stampante 3D

Prima di scegliere che tipo di stampante comprare occorre considerare 4 aspetti fondamentali:

  • La propria manualità (nel caso si monti un kit)
  • Che tipi di oggetti si devono stampare
  • La grandezza degli oggetti da realizzare
  • Il tempo che richiede la calibrazione e la manutenzione

Per concludere possiamo affermare che non esiste una stampante migliore di un’altra, ma esisterà una stampante che sarà più funzionale alle nostre esigenze.